Tra le le patologie più freqentemente imputabili all’alimentazione nel cane e nel gatto, rientrano a pieno titolo le reazioni avverse al cibo. Si tratta di un gruppo di patologie eterogenee, che interessano solo alcuni animali (non tutti) e che si manifestano solitamente sotto forma di problemi cutanei, come il prurito, oppure di manifestazioni gastroenteriche come la diarrea persistente e costante nel tempo.

Quando un proprietario si rende conto di una situazione del genere, spesso parla indifferentemente di allergia e di intolleranza, come se fossero la stessa cosa; in realtà, queste due varianti sono solo alcune delle molte situazioni che vengono definite, nel loro complesso reazioni avverse al cibo, o RAC.

Per il veterinario può essere difficile capire da che cosa dipendano, per due motivi: il primo è che spesso le reazioni si confondono tra loro, per cui non si riesce a capire di fronte a quale reazione ci troviamo (in particolare, la diarrea è un sintomo comune a tutte le varianti); il secondo è che, a complicare il tutto, ci possono essere dei problemi dermatologici e gastrointestinali che derivano da cause che non sono il cibo, che in molti casi vengono confuse con reazioni causate dagli alimenti (quando invece sono causate da batteri, parassiti o problemi di altro tipo).

In questo articolo cercheremo di fare chiarezza sulle tantissime varianti di reazioni avverse al cibo che si possono verificare nel cane e nel gatto, per capire che le cause possono essere davvero tante, molte più di quanto comunemente si immagina. Non ci occuperemo però della terapia, delle diete a esclusione e degli alimenti monoproteici, che saranno oggetto di articoli successivi.

Per chi non volesse leggere l’articolo, ho realizzato un video sul canale YouTube che parla in modo specifico di questo problema.

Le reazioni avverse al cibo, dal punto di vista della patologia medica, vengono distinte in due grandi gruppi: le ipersensibilità alimentari e le intolleranze alimentari (Case L., Canine and Feline Nutrition, 3° ed, 2010, pag. 396).

Le ipersensibilità alimentari

Le ipersensibilità alimentari, che comprendono anche le allergie alimentari, sono le reazioni avverse al cibo in cui è presente una reazione immunitaria, cioè in cui il sistema immunitario attacca attivamente alcune sostanze, denominate “allergeni alimentari” che vengono ingeriti dal cane o dal gatto.

L’allergia alimentare o ipersensibilità di tipo 1

L’ipersensibilità di tipo 1 è quella maggiormente conosciuta come allergia alimentare. 

In questa forma, l’organismo riconosce come dannose alcune sostanze, di solito (ma non sempre!) alcune parti delle proteine, dette allergeni, che vengono quindi attaccate attivamente.

Il processo di attacco coinvolge degli anticorpi, le immuniglobuline E o IgE, che attivano una reazione a catena che scatena i sintomi dell’ipersensibilità.

L’ipersensibilità generalmente si sviluppa nell’organismo del cane o del gatto a causa di stimolazioni ripetute dello stesso antigene (sensibilizzazione), e la manifestazione può variare in gravità, in base soprattutto alla predisposizione del cane o del gatto, non tanto alla quantità di allergene in circolazione (i sintomi non dipendono dalla dose dell’allergene ingerita, ne può bastare pochissimo per scatenare reazioni molto gravi).

Nei casi più gravi, quando la reazione è molto rapida, si parla di anafilassi alimentare.

L’ipersensibilità di tipo 3 o reazione da immunocomplessi

L’ipersensibilità di tipo 3, o ipersensibilità da immunocomplessi, è più rara rispetto all’ipersensibilità di tipo 1, e deriva dalla deposizione di immunocomplessi, ovvero di antigeni alimentari che si sono legati agli anticorpi (IgG, diversi dalle IgE che abbiamo visto prima) che li hanno “catturati”. Si crea così il cosiddetto complesso antigene-anticorpo, o immunocomplesso (si può immaginare come un poliziotto che accompagna un ladro in manette).

Questi immunocomplessi, che girano nel torrente circolatorio (nel sangue) si depositano nei tessuti, richiamando alcuni globuli bianchi, i granulociti neutrofili, che causano una reazione immunitaria locale.

Danno una reazione più lenta rispetto all’altra, ma sembra anche che siano responsabili non solo del prurito, ma anche della diarrea acuta dovuta agli alimenti (Case L., Canine and Feline Nutrition, 3° ed, 2010, pag. 397).

Le intolleranze alimentari

Il secondo gruppo di reazioni avverse al cibo è quello delle intolleranze alimentari, molto diverse dalle ipersensibilità.

La distinzione principale tra le ipersensibilità alimentari e le intolleranze è il fatto che in queste ultime il sistema immunitario non attacca direttamente un antigene con una risposta specifica, ma si hanno delle reazioni aspecifiche verso alcuni componenti degli alimenti.

Le ipersensibilità vengono suddivise in quattro tipi; le più frequenti sono quelle metaboliche, che però non sono le uniche da cui un cane o un gatto può essere interessato.

Le reazioni metaboliche

Il tipo più comune di intolleranza è causato da un errore del metabolismo da parte dell’organismo.

In questo senso, la reazione metabolica di intolleranza più famosa è probabilmente l’intolleranza al lattosio, che si trova sia nel cane che nel gatto; in questo caso manca completamente un enzima, la lattasi, che spezza le due molecole di lattosio impedendone l’assorbimento; il lattosio arriva così nell’intestino crasso dove sarà la causa di fermentazioni e darà quindi origine a sintomi intestinali. Sintomi che sono presenti però nei soli animali che presentano questo problema, non in tutti.

Con questo meccanismo l’organismo non ha attacca il lattosio direttamente (come avverrebbe con un’allergia), ma semplicemente lo lascia passare nell’intestino, e si manifesteranno i sintomi.

Altri casi in cui si possono verificare le reazioni metaboliche sono (Fascetti A., Delaney G., Applied Veterinary Clinical Nutrition, 2012, pag. 201):

  • La scarsa digeribilità proteica, che può portare alla fermentazione batterica intestinale o a una diarrea di tipo osmotico (è tipica dei croccantini, la cui cottura diminuisce la digeribilità proteica; i batteri utilizzano queste proteine indigerite e producono sostanze indesiderate);
  • La mancanza dei meccanismi che assorbono alcuni nutrienti come lo zinco o la Vitamina B12, che hanno ripercussioni a lungo termine sull’organismo;
  • L’eccesso di fibra alimentare o di amido (soprattutto nel gatto), se questo supera la capacità massima di digestione dell’animale che possono causare diarrea perché attirano acqua nell’intestino; è una delle intolleranze più comuni e può dipendere da un eccesso di pasta o di riso nelle diete casalinghe;
  • Alcuni additivi, che possono interferire con il metabolismo degli altri nutrienti, impedendone l’assorbimento o legandosi ad essi producendo sostanze indesiderate.

Le idiosincrasie alimentari

Le idiosincrasie sono una delle forme di reazione avversa al cibo tra le più difficili da diagnosticare, soprattutto perché sono caratterizzate da un meccanismo ignoto: non si è capito perché l’organismo reagisca in modo molto forte contro alcune sostanze specifiche.

Un’idiosincrasia è infatti una reazione molto simile all’allergia, in cui l’organismo attacca una sostanza ben precisa, ma in tutto questo non ci sono basi immunologiche: il sistema immunitario non è coinvolto. Nonostante questo, i sintomi come diarrea, dolore addominale e vomito sono presenti, e possono essere anche particolarmente gravi.

Dal punto di vista dei sintomi si può considerare a metà tra un’allergia alimentare e una reazione metabolica, tuttavia i test specifici per le allergie non sono in grado di identificarla, perché gli anticorpi non sono coinvolti.

Si suppone che le idiosincrasie siano dovute a problemi di natura genetica, ad esempio alla mancanza di alcuni enzimi che metabolizzano sostanze normalmente contenute negli alimenti (residui di farmaci, sostanze inquinanti ambientali, additivi) che, entrando in circolo nell’organismo di uno specifico cane o gatto, vengono attaccate.

I sintomi sono di solito meno specifici di quelli delle allergie (non si presenta il prurito, per esempio), tanto che spesso non si riesce a capire la causa, ma possono essere altrettanto gravi.

Le intossicazioni alimentari

Anche le intossicazioni alimentari fanno parte delle reazioni avverse al cibo, e sono causate dalla presenza nell’alimento di sostanze che danneggiano attivamente l’organismo quando vengono in contatto con certi tessuti.

Il cioccolato è tossico per il cane e per il gatto.

Rientrano in questa categoria l’intossicazione da alliaceae, da teobromina e caffeina, da uva e uvetta (il cui principio attivo è sconosciuto), da funghi e riguardano, in generale, tutti quelli che vengono definiti “alimenti tossici” per il cane o per il gatto.

L’intossicazione può dipendere sia da sostanze, come quelle appena citate, che sono presenti naturalmente nell’alimento, oppure da sostanze derivanti da una contaminazione, come nel caso delle tossine di Bacillus cereus oppure di Clostridium botulinum.

Le sostanze tossiche hanno un effetto attivo sull’organismo del cane e del gatto, naturalmente un effetto indesiderato.

Reazioni farmacologiche

Le ultime reazioni avverse al cibo che possiamo trovare sono le reazioni simil-farmacologiche, quelle in cui sostanze contenute nell’alimento hanno un effetto farmacologico avverso perché uguale, o molto simile, ad altre sostanze.

Il caso più comune è quello dell’istamina, molecola che si può formare nel pesce conservato male e che, essendo identica all’istamina liberata in corso di allergia, da luogo ad una manifestazione simil-allergica.

Altre reazioni di questo tipo possono essere le interferenze endocrine, contenute negli alimenti (e solitamente di sintesi) che mimano gli effetti degli ormoni prodotti dall’organismo.

Come si diagnosticano le reazioni avverse al cibo?

Queste sono le diverse reazioni avverse al cibo da considerare quando un cane o un gatto è, in modo generico, “allergico o intollerante a qualcosa“.

La diagnosi, tuttavia, è tutt’altro che semplice, soprattutto perché prima di arrivare a definire esattamente qual è il problema del cane o del gatto bisogna compiere altri passaggi:

  • Per i problemi di tipo intestinale, prima di pensare all’allergia o alle intolleranze bisogna escludere le cause primarie intestinali, come lo sviluppo di batteri patogeni. Solo una volta escluse questo tipo di cause si può cercare di capire se il problema dipende dall’alimento.
  • Se il problema è dermatologico, è consigliata una visita da un veterinario che si occupa di questo perché possa escludere le cause legate a patologie della pelle. Solo se queste non verranno identificate o risolte si passa ad una diagnosi legata all’alimento.

La diagnosi specifica si può raggiungere unicamente per le allergie alimentari. Per le allergie, infatti, esistono dei test specifici che possono fornire informazioni utili. Da notare che non sono sensibili, né specifici al 100% (cioè, potrebbero identificare allergie che non sono presenti o non identificare allergie presenti), ma possono essere un buon inizio per capire se l’allergia è presente o meno e, nel caso, a che cosa il cane o il gatto è allergico.

Di contro, invece, non esistono test affidabili per le intolleranze, perché ogni intolleranza ha un meccanismo d’azione a sé stante (salvo le reazioni farmacologiche e le intossicazioni, che colpiscono però tutti i cani e tutti i gatti, non solo alcuni); questo rende indispensabile una dieta ad eliminazione quando si cerca di capire a che cosa il cane o il gatto è allergico.

Da notare che, in questo caso, non bisogna prendere in considerazione solo la carne di provenienza (tacchino, pollo, bovino…) ma anche altri aspetti, come i residui di sostanze attive che quella carne può contenere. C’è bisogno di un’analisi specifica dell’alimento (deriva da un allevamento intensivo? E’ biologica? L’animale è stato allevato senza l’uso di antibiotici? Qual è il paese o la regione di provenienza della carne? E’ prodotta per autoconsumo o acquistata al supermercato? E’ “carne” semplice o un prodotto a base di carne?) per approfondire la situazione e capire a quale problema siamo davanti, per riuscire ad identificarlo e risolverlo definitivamente.