Una delle componenti energetiche principali nell’alimentazione del cane e del gatto, in grado di fornire loro energia per la sopravvivenza, ma che costituisce anche una parte essenziale della loro dieta è il grasso.

Si tratta di una delle tre categorie di molecole in grado di fornire energia all’organismo di entrambe le specie, si trovano in qualsiasi tipo di alimentazione e sono importanti in tutti i tipi di alimentazione.

Se delle altre componenti energetiche, proteine e carboidrati, se ne parla molto (in positivo o in negativo), i grassi sono spesso trascurati, e questo è sbagliato: non conoscere i grassi significa non conoscere una delle componenti principali dell’alimentazione, non conoscere le differenze e soprattutto mettere a rischio il proprio cane o il proprio gatto di un ingrassamento o dimagrimento eccessivi, entrambe situazioni che possono essere legate ad una presenza eccessiva o scarsa di grassi all’interno della dieta.

In questo articolo cerchiamo di fare una panoramica generale sui grassi, a capire come sono strutturati, come si classificano e come sono composti i principali prodotti alimentari che li contengono, ma non solo: approfondiremo le caratteristiche nutrizionali dei vari alimenti grassi che è possibile utilizzare, a scopo energetico, nell’alimentazione del cane e del gatto. Perché non esiste un grasso migliore da utilizzare, ma la scelta deve essere effettuata in base al cane o al gatto che si ha davanti.

Una panoramica dei grassi, per chi preferisce ascoltare invece che leggere, è riportata anche nel seguente video.

Sommario

I grassi: cosa sono e come si classificano

I grassi, o lipidi, sono composti organici molto diffusi in natura. Sono in grado di produrli sia le piante che gli animali, e si possono quindi trovare in quasi tutti gli alimenti, anche se a volte in quantità minime.

Negli alimenti per cani e gatti, o nei nostri, si possono trovare in preparazioni che li concentrano ma anche, in quantità minori, in tutti gli altri alimenti. Prodotti molto ricchi di grasso sono gli oli vegetali, il burro, le margarine, lo strutto, il sego, il burro. Non tutti contengono la stessa quantità di lipidi, e soprattutto non tutti hanno la stessa qualità, quindi uno non vale l’altro, cosa abbastanza semplice da capire se si confronta una margarina vegetale con del grasso animale.

I grassi sono presenti, in misura minore, anche in altri alimenti: i latticini ne contengono sempre una certa quantità, e anche la carne e il pesce. Esistono però carni e pesci magri (pensiamo a un petto di pollo o ad un filetto di merluzzo) e grassi (come il fiocco bovino o un filetto di salmone). Queste caratteristiche sono tra le più importanti da valutare quando si sceglie una carne o un pesce (molto più della distinzione tra carne bianca e rossa, per esempio) da fornire ai nostri animali.

Infine, anche i vegetali contengono piccole quantità di grasso, che però si accumula generalmente nel seme o in alcuni frutti oleosi (pensiamo alle olive), meno nella parte strutturale (ad esempio il fusto) della pianta (un ortaggio a fusto come il sedano, per esempio, ne contiene pochissimi).

Dal punto di vista della classificazione, i grassi si possono trovare in varie forme negli alimenti. Forme che non seguono la distinzione grasso/olio, una distinzione molto empirica: in generale si definisce “olio” un grasso liquido a temperatura ambiente. Che, però, cambia in base a dove ci troviamo: per fare un esempio, noi chiamiamo “grasso” il burro e “olio” l’olio di oliva”, ma chiamiamo “olio” anche l’olio di cocco, pur essendo solido a temperatura ambiente (alle nostre latitudini). Mentre alcuni grassi di origine animale, come l’olio di salmone, li chiamiamo appunto “olio”. Per cui è una distinzione non utilizzabile dal punto di vista scientifico.

La classificazione dei grassi si fa infatti da un punto di vista chimico. I grassi vengono immagazzinati negli organismi animali e vegetali in diverse forme, di cui ricordiamo le più famose o importanti (l’elenco non è completo):

  • Trigliceridi: costituiscono la maggior parte dei grassi animali, e sono quelli che comunemente intendiamo come “grassi” alimentari.
  • Acidi grassi: sono le tre “code” che costituiscono il trigliceride, che se liberi vengono chiamati anche NEFA (acidi grassi non esterificati).
  • Cere: sono grassi utilizzati in alimentazione, prodotti da diversi vegetali e da alcuni animali, come le api.
  • Terpeni: particolari grassi, prodotti dalle piante, che comprendono alcune vitamine (come la vitamina A) e diverse molecole aromatiche che vengono captate dai recettori nasali per percepire gli odori.
  • Steroidi: una classe di lipidi molto varia a cui appartengono il colesterolo, gli acidi biliari e la Vitamina D;
  • Fosfolipidi: sono trigilceridi, ma contengono un gruppo fosfato che li rende polari, e l’organismo li utilizza per una funzione strutturale (la costruzione delle membrane cellulari);
  • Altri lipidi meno importanti dal punto di vista dell’alimentazione.

Una classificazione, schematica e incompleta, ma che comunque consente di comprendere la complessità della natura dei lipidi.

L’approfondimento più interessante riguarda i trigliceridi, i grassi più comuni nell’alimentazione. Formati da una molecola di glicerolo e da tre code di acidi grassi (che sono attaccate, e vengono staccate in fase di digestione dalle lipasi del cane e del gatto), o eccezionalmente da una o due code (mono e digliceridi), le tre code possono essere anche diverse tra loro.

In particolare, le tre code, ovvero gli acidi grassi, possono essere distinte per la loro lunghezza e per il loro grado di saturazione. Queste due variabili, insieme, danno il nome all’acido grasso, che avrà funzioni diverse nell’organismo.

La struttura chimica del trigliceride, la forma di grasso più presente in natura. E’ composta da una molecola di glicerolo a cui sono uniti tre acidi grassi, che possono anche avere una struttura diversa tra loro.

Acidi grassi a corta, media e lunga catena

Se osserviamo la loro struttura, le “code” degli acidi grassi possono essere più lunghe o più corte, in base al numero degli atomi di carbonio che li compongono.

  • Gli acidi grassi che hanno da due a sei atomi di carbonio sono classificati come acidi grassi a corta catena;
  • Gli acidi grassi che hanno da otto a dodici atomi di carbonio sono classificati come acidi grassi a media catena; il cane e il gatto li trattano in modo diverso dagli altri, come vedremo in seguito;
  • Gli acidi grassi, che sono i più comuni, che hanno quattordici o più atomi di carbonio sono classificati come acidi grassi a lunga catena.

Le differenze di questi grassi non sono esclusivamente chimiche, ma hanno anche delle implicazioni pratiche. In particolare, l’organismo digerisce in modo diverso i grassi a seconda della loro lunghezza.

Mentre gli acidi grassi a lunga catena (pag 98, colonna 2) vengono suddivisi nell’apparato digerente in glicerolo e acidi grassi, quindi assorbiti e poi “ricostruiti” per diventare nuovamente trigliceridi, i grassi a media catena non vengono ricostruiti, e questo permette di avere una digestione più rapida, quindi un assorbimento e un trasporto più rapido nell’organismo rispetto ai trigliceridi. Sono particolarmente utili in corso di patologie, in particolare (ma non solo) quelle legate all’assorbimento dei grassi.

Gli acidi grassi a corta catena (SCFA) hanno un meccanismo simile a quello dell’assorbimento degli acidi grassi a media catena, ma rappresentano un ottimo nutriente per le cellule intestinali. Tra gli alimenti che contengono SCFA ce ne sono alcuni molto comuni, l’Aceto, alimento nel quale la fermentazione batterica è in grado di produrre acido acetico; gli acidi grassi a corta catena, però, vengono assorbiti rapidamente dalla prima parte dell’intestino, e non riescono solitamente ad arrivare nell’intestino crasso, l’ultima parte dell’intestino in cui svolgerebbero la loro funzione più importante. E’ per questo che non si cercano negli alimenti, ma si preferisce che siano i batteri del microbiota, in grado di sintetizzarli, a produrli direttamente nella sede in cui sono necessari.

Grassi saturi e grassi insaturi

Osservando le “code” degli acidi grassi notiamo che in alcuni casi queste sono lineari, in altri casi invece hanno uno o più angoli all’interno della catena. Questo dipende dalla presenza dei doppi legami tra gli atomi di carbonio.

  • Quando non sono presenti doppi legami si parla di acidi grassi saturi, che hanno una struttura più rigida;
  • Quando c’è un solo legame si parla di acidi grassi monoinsaturi;
  • Quando ci sono più doppi legami nella catena si parla di acidi grassi polinsaturi, o PUFA. Di questa categoria fanno parte alcuni acidi grassi, con il doppio legame in posizioni particolari, che sono gli Omega 6 ed Omega 3, di cui abbiamo parlato in un video apposito.

Riguardo ai grassi saturi, è importante fare una considerazione. Questi grassi sono considerati rischiosi per gli esseri umani, che devono limitarne l’assunzione, ma questo non è applicabile all’alimentazione del cane e del gatto. Il motivo per cui i grassi saturi sono rischiosi per l’uomo è la predisposizione alle patologie cardiovascolari, causate dall’alta concentrazione di LDL (le lipoproteine a bassa densità che trasportano il grasso, anche note come “colesterolo cattivo”) rispetto agli HDL (note come “colesterolo buono”, tecnicamente lipoproteine ad alta densità).

La differenza è che il cane e il gatto hanno in generale molto più HDL che LDL, in un rapporto diverso rispetto all’uomo e indipendentemente da quello che mangiano. Questo fa sì che la definizione di “buono” e “cattivo” non si possa applicare al cane e al gatto.

Dal punto di vista scientifico non sono stati riconosciuti danni dovuti all’eccesso di alimentazione con grassi saturi nel cane e nel gatto, a parte l’obesità dovuta ad un consumo eccessivo, come ci spiega questa fonte scientifica.

L’autore dell’articolo indica i grassi saturi come “favorevoli ” (facilitative) in contrapposizione agli acidi grassi funzionali (come gli Omega 3 o Omega 6). “Il sego (che contiene prevalentemente acidi grassi saturi, NDT) non è un alimento cattivo per gli animali da compagnia; la quantità di sego con cui si può nutrire un cane o un gatto causerebbe un rischio per la salute umana, per cui si considera un grasso “cattivo” per l’uomo ma favorevole per cani e gatti […]. I grassi favorevoli possono essere un numero relativamente alto nelle diete del cane e del gatto senza rischi per la salute, ad eccezione delle situazioni in cui le carorie eccessive possono causare l’obesità.

Naturalmente, sebbene gli acidi grassi saturi non siano la causa di rischi noti, conoscere quanti grassi si trovano in un alimento è importante, perché tutti contribuiscono all’apporto giornaliero di grasso al cane e al gatto che, se eccessivo, può causare obesità.

A cosa servono i grassi?

Le funzioni dei lipidi sono principalmente due, e si possono distinguere in strutturali e ed energetiche.

  • Per la funzione strutturale, lipidi vengono utilizzati per produrre diverse strutture dell’organismo, tra cui le più importanti sono le membrane delle cellule; in parte si tratta di lipidi prodotti dall’organismo, a partire dalle proteine, dai carboidrati o dai lipidi introdotti con l’alimentazione stessa; in parte sono invece acidi grassi, setti “essenziali”, che fanno parte delle linee omega 3 ed omega 6, che devono necessariamente essere assunti con l’alimentazione.
  • La seconda funzione importante è quella energetica: i grassi possono essere utilizzati, scomponendoli, per la produzione di energia che può essere utilizzata da diversi organi dell’organismo, come i muscoli. I lipidi in eccesso, che non vengono usati, sono immagazzinati nel tessuto adiposo, distribuito in diverse parti dell’organismo, così che possano essere utilizzati quando l’organismo non avrà abbastanza energia a disposizione.

Da notare non solo i grassi vengono immagazzinati nel tessuto adiposo, ma anche i carboidrati che, se in eccesso, vengono modificati e trasformati in grassi, che vengono anch’essi accumulati nel tessuto adiposo. E’ il motivo per cui animali (specialmente gatti) alimentati a volontà con croccantini ricchi di carboidrati, ma non di grassi, tendono a diventare obesi, trasformando i carboidrati in grassi.

I grassi sono essenziali nell’alimentazione del cane e del gatto?

La risposta a questa domanda è si: i grassi sono essenziali nell’alimentazione del cane e del gatto.

I motivi sono principalmente due:

  • Il primo è che alcuni grassi, come l’acido linoleico nel cane, l’acido arachidonico nel gatto e l’acido alfa-linolenico in entrambi, sono essenziali, cioè l’organismo non è in grado di produrli da solo. Poiché questi grassi hanno una funzione strutturale, se non vengono assunti con l’alimentazione si rischiano delle carenze alimentari.
  • Il secondo motivo è che alcune sostanze, in particolare le vitamine liposolubili (che si sciolgono nel grasso), necessitano della presenza dei lipidi per poter essere assorbite.

La dose di acidi grassi minima necessaria è dell’1,2% nella dieta per i soli grassi Omega-3 ed Omega 6 (come abbiamo visto nell’articolo dedicato); inoltre un quantitativo minimo di 1-2% di grassi (Hand M. et al., Small Animal Clinical Nutrition, 5th ed., Mark Morris Institute, 2010, pag. 96, col. 2)  nella dieta è essenziale per l’assorbimento delle vitamine liposolubili, essenziali per l’organismo.

Tuttavia nelle diete, di qualunque tipologia siano (casalinghe o industriali), però, il quantitativo di grassi generalmente è più alto, soprattutto per concentrare l’energia contenuta all’interno dell’alimento; mediamente si va da un 10 a un 20% della sostanza secca, nelle alimentazioni secche, per arrivare anche al 30% in quelle umide e casalinghe, a cotto o a crudo.

Se c’è una dose minima, però, non c’è un limite massimo definito per il grasso che può essere inserito nell’alimentazione di un cane e di un gatto: le diete per animali malati, che generalmente mangiano poco, tendono ad esempio ad essere molto ricche di grasso.

Il limite massimo, però, esiste all’atto pratico, e cambia da animale ad animale: varia per esempio in base alla sua capacità di digerire i grassi, che in alcune condizioni patologiche può diminuire, ma soprattutto in base alle se necessità del singolo cane o gatto: se la quantità di grasso sale molto rispetto alle necessità di quell’animale, ingrasserà, quindi l’eccesso di grasso predisporrà alle patologie legate al sovrappeso e all’obesità.

Il contenuto in grasso deve essere quindi dosato correttamente, considerando che il limite di grasso alimentare che è possibile fornire è molto vario, e che le diete devono essere studiate sul singolo cane o sul singolo gatto, perché nessun animale è uguale all’altro, dal punto di vista dell’alimentazione.

Ha senso alternare tra loro più tipi di oli o grassi nei diversi giorni a rotazione?

Parlando con vari proprietari nella dieta dei cui animali era possibile aggiungere dell’olio, un’abitudine che ho più volte riscontrato è quella di fare una “rotazione degli oli”, fornendo (spesso giorno per giorno) oli di tipo diverso al proprio cane o al proprio gatto.

Di questo consiglio non ho trovato riscontro in letteratura scientifica, per cui ho chiesto il motivo di questo particolare metodo di gestione: la risposta più frequente da parte dei proprietari, è che avendo gli oli dei benefici diversi, fornirne tanti e diversi porta a maggiori benefici. Una risposta purtroppo molto generica, su cui, in generale, vale la pena di fare qualche considerazione.

I “benefici” per una specifica condizione (ad esempio, l’integrazione di acido eicosapentaenoico per avere l’effetto antinfiammatorio), o per la prevenzione di patologie (ad esempio, l’integrazione di Vitamina E con funzione antiossidante) dipendono da un contenuto di una molecola o un gruppo di molecole precise all’interno dell’olio, e devono essere fornite con un dosaggio specifico al cane o al gatto: senza raggiungere la dose necessaria ad ottenere un certo effetto, l’effetto sarà limitato o nullo o addirittura il nutriente potrebbe non essere assorbito in quantità sufficienti da espletare il suo effetto.

L’olio viene quindi dosato al momento dell’inserimento nella dieta, ma la dose viene fatta su base giornaliera per ottenere l’effetto in modo continuativo: togliendo quell’olio nei giorni seguenti, l’effetto viene meno, così che quanto ricercato venga fortemente limitato: nel caso di un olio con funzione antinfiammatoria, non avrebbe senso sfiammare solo il martedì e non gli altri giorni, così come non ha senso ottenere un effetto preventivo solo il venerdì: il consiglio è quindi, sempre, quello di fornire l’olio o il grasso più indicato (come da indicazione del proprio veterinario) per il vostro animale, e non ruotare costantemente perché in questo modo, se ci sono degli effetti positivi sull’organismo del cane o del gatto, si rischia di perderli, o di limitarli così tanto da risultare di fatto nulli.

Il mio cane o gatto è stitico: ha senso fornire dell’olio per migliorare la situazione?

I proprietari che pongono questa domanda pensano ad un effetto “purgante” degli oli e dei grassi, che tuttavia esiste solamente per alcuni tipi di olio: quelli non digeribili. Un esempio di olio che può essere utilizzato con effetto lassativo è l’olio di vaselina, volgamente chiamato “olio” ma che più correttamente deve essere definito “gel di petrolio”, o “petrolato”. Si tratta di una sostanza oleosa al tatto ma dalla conformazione chimica completamente diversa dagli oli alimentari che, pertanto, non viene digerita, né assorbita, dal cane e dal gatto. Il suo effetto di riduzione dell’attrito delle feci sulle pareti dell’intestino porta all’effetto lassativo. Tuttavia, questo olio (che impedisce al contempo l’assorbimento dei nutrienti) dovrebbe essere usato e dosato solamente sulla base delle indicazioni del proprio veterinario.

Il problema degli oli alimentari è che, per lo più, l’effetto lassativo non lo hanno in quanto sono oli digeribili: i grassi vengono, come abbiamo visto, digeriti ed assorbiti nella prima parte dell’intestino, così che (salvo patologie che ne impediscono l’assorbimento) nell’ultima parte dell’intestino troviamo una quantità bassissima dell’olio presente nel pasto. E poiché l’effetto lassativo, per stimolare la defecazione, è necessario nell’ultima parte dell’intestino e non nella prima, se l’olio alimentare è stato in precedenza assorbito non ce ne sarà abbastanza nell’ultima sezione intestinale da causare l’effetto lassativo.

In altre parole, fornendo olio alimentare in eccesso, rischieremo di far ingrassare il cane o il gatto, che l’olio lo assorbe, e non lo aiuteremo a defecare: per questo è necessario utilizzare o oli indigeribili, oppure la fibra alimentare insolubile, una componente alimentare di tipo diverso.

I grassi di origine animale nell’alimentazione del cane e del gatto

Salvo necessità specifiche legate alla dieta, la maggior parte dei grassi che un animale carnivoro come un cane o un gatto assume nella propria alimentazione sono grassi di origine animale, contenuti sia nei diversi alimenti di cui si nutre (carne, pesce), sia in formulazioni singole (burro, strutto).

Di seguito ci occupiamo così di osservare la composizione dei diversi grassi, e cercheremo di capire quali si possono utilizzare e quali sono da evitare, nelle diverse situazioni, in base alla loro composizione chimica. Per chi preferisce ascoltare anziché leggere, è disponibile un video dedicato.

La carne

La carne è una delle fonti di grasso più importanti per il cane e per il gatto, spesso soprattutto perché costituisce la maggior parte del pasto giornaliero. In alcuni casi è addirittura l’unica fonte di grasso per quell’animale.

Il grasso nella carne il grasso può essere presente in quantità molto variabili, in base sia alla specie che, soprattutto, al taglio di carne (in un avicolo, per esempio, la presenza o l’assenza della pelle rende molto diversa la percentuale di grasso).

Il grasso della carne si trova principalmente in tre forme:

  • Grasso intermuscolare (detto anche marezzatura): sono piccoli depositi adiposi che si trovano tra i muscoli, e possono essere più o meno presenti a seconda della genetica dell’animale e alla sua alimentazione. La sua quantità fa variare molto la concentrazione calorica della carne. Si compone principalmente di acidi grassi saturi e monoinsaturi, meno di grassi polinsaturi (specialmente negli animali poligastrici).
  • Grasso intramuscolare: è un grasso poco variabile, costituito principalmente da fosfolipidi, che compone le strutture stesse del muscolo, ad esempio le membrane cellulari. Si tratta di un grasso che non è possibile eliminare, ma è abbastanza limitato in quantità;
  • Pelle: Per alcuni animali (soprattutto gli avicoli) costituisce parte del taglio di carne. La composizione chimica della pelle non è molto diversa da quella del grasso intermuscolare della carne, con prevalenza di acidi grassi saturi e monoinsaturi sui polinsaturi.

La carne, in generale, si compone principalmente di acidi grassi saturi o monoinsaturi, soprattutto acido oleico, palmitico e stearico. I grassi polinsaturi, tra cui gli omega 6 e gli omega 3, sono pochi, e si possono trovare in quantità maggiori solamente negli animali monogastrici (conigli, avicoli, suino), mentre negli animali poligastrici se ne trovano in generale pochi, perché vengono modificati dai batteri ruminali prima di essere assorbiti dall’animale.

Da notare che il rapporto omega 6-omega 3 può cambiare molto in base all’alimentazione dell’animale di provenienza: in particolare, se l’animale ha seguito una dieta ricca di omega 6 (contenuti ad esempio nel mais) tenderà ad accumulare questo tipo di grassi, mentre con una dieta ricca di omega 3 (contenuti per esempio nei semi di lino o nella soia) tenderà ad accumulare questa tipologia. Il tipo di alimentazione, ma anche il tipo di vita che ha seguito l’animale (all’aperto o in gabbia) può modificare molto la qualità dei grassi che contiene, migliorandola o peggiorandola.

La differenza di composizione in grassi tra un bovino e un suino (Cabras P., Martelli A., Chimica degli Alimenti, Piccin, 2004, pag. 363).

Da notare che la frazione lipidica presente nei croccantini e negli alimenti umidi deriva principalmente dalla carne, salvo casi particolari, ed è simile come composizione. Poiché gli alimenti secchi sono soggetti all’irrancidimento lipidico, la quota di acidi grassi che irrancidiscono più facilmente (gli acidi grassi polinsaturi) deve essere ridotta al minimo, per evitare cambiamenti di sapore, con il risultato che la maggior parte dei grassi rimanenti sarà saturo.

Il tessuto adiposo

Non trattandosi di muscolo scheletrico, ma di un tessuto connettivo diverso, il tessuto adiposo si può considerare un argomento diverso dalla carne, sebbene vi sia molto legato.

Il tessuto adiposo è il tessuto di riserva dell’organismo animale, ed è il più ricco di grasso nell’organismo, composto prevalentemente da grassi saturi. Si nota per l’assenza di fibre muscolari, e per la colorazione bianco-gialla, ben distinguibile dal resto della carne.

Poiché si tratta di un tessuto di riserva, è costituito principalmente da grassi saturi e a lunga catena, immagazzinati dall’animale di partenza. I grassi essenziali, cioè quelli polinsaturi, sono invece pochissimi in questo tessuto.

La sua funzione è quindi sostanzialmente energetica, e si tratta di un grasso utile sia in aggiunta a una dieta particolarmente magra, sia per gli animali inappetenti o con alcune patologie. Ne fanno parte:

  • Il lardo suino, che è tessuto adiposo vero e proprio, più ricco di acidi grassi insaturi e quindi meno conservabile e più tendente all’irrancidimento;
  • Lo strutto, che è sempre tessuto adiposo suino ma trattato termicamente (fuso) per far uscire l’acqua, quindi in proporzione molto più grasso rispetto al lardo, con cui condivide la composizione chimica;
  • La sugna, che è il grasso che circonda gli organi addominali del suino, in particolare si trova intorno ai reni. E’ uno dei tessuti con la maggior quantità di acidi grassi saturi (senza lavorazione);
  • Il sego, con cui si intende il grasso che circonda gli organi addominali e il cuore del bovino, ma anche del cavallo e degli ovicaprini. Come per la sugna, è molto ricco di acidi grassi saturi.

L’utilizzo del tessuto adiposo deve essere limitato nell’alimentazione del cane e del gatto perché quantità anche poco superiori a quelle necessarie sono in grado di far ingrassare un animale nel giro di poco tempo, predisponendo all’obesità. Deve essere quindi attentamente dosato.

Il pesce

Le differenze tra la carne e il pesce per la deposizione del grasso sono molto importanti, sia dal punto di vista della quantità che da quello della qualità degli acidi grassi.

Il motivo principale è che i pesci sono tanti, diversi per specie, per tipo di alimentazione, per metodo di allevamento (allevati, pescati). Questo fa sì che ci siano pesci con pochi depositi di grasso (pesci magri, con meno dell’1% di grasso, come il merluzzo, il nasello, il palombo o la sogliola) e pesci che ne hanno di abbondanti (pesci grassi, con più dell’8% di grasso, tra cui il tonno, il luccio, lo sgombro e il salmone). I pesci (cefalo, sardina, branzino) che hanno dall’1% all’8% di grasso sono definiti pesci a grasso medio o semigrassi. Da notare che i pesci allevati, che sono generalmente sovralimentati, tendono ad essere più grassi rispetto ai pesci pescati, con un quantitativo di lipidi maggiore (Fonte: Cabras P., Martelli A., Chimica degli Alimenti, Piccin, 2004, pag. 383-384).

Dal punto di vista della qualità, i pesci sono molto più ricchi di acidi grassi insaturi rispetto agli animali terrestri, e tra i lipidi che contengono ci sono gli omega 3. Questo rende il pesce meno conservabile e più sottoposto ad irrancidimento rispetto alla carne.

Tuttavia, analogamente a quanto abbiamo visto per la carne, il rapporto tra grassi saturi e insaturi dipende molto dall’alimentazione del pesce (se erbivoro o carnivoro) e, per gli allevati, dal mangime che è stato utilizzato e dalla temperatura dell’acqua di allevamento. In generale, se gli alimenti erano ricchi di acidi grassi insaturi questa caratteristica sarà rispecchiata nella composizione del grasso del pesce.

La composizione dipende inoltre dal tipo di pesce, nonché dalla parte del corpo da cui il grasso deriva: la composizione del grasso intramuscolare, più insatura, sarà diversa da quella del grasso epatico (olio di fegato), composta in generale da più acidi grassi saturi.

Per questo è importante non parlare mai di pesce quando si parla di alimentazione del cane e del gatto, ma fare sempre riferimento alla specie di pesce e al metodo di allevamento, per sapere con quanta più precisione possibile cosa stiamo fornendo ai nostri animali.

L’olio di pesce

In molte diete per gli animali, specialmente per integrare gli Omega 3, si utilizza dell’olio di pesce, in particolare l’olio di salmone che è il pesce da cui è più facile, ed economicamente conveniente, estrarlo.

L’olio di pesce viene estratto generalmente a freddo, per centrifugazione, ma poi subisce diversi passaggi per arrivare alla forma in bottiglie o in perle (queste ultime generalmente più concentrate) che conosciamo, passaggi necessari soprattutto per togliere i grassi saturi e monoinsaturi concentrando il più possibile gli Omega-3. Gli oli possono essere trattati in modo diverso, come mostra questa finte scientifica, per separare le frazioni a seconda della saturazione (ad una certa temperatura si rimuovono i grassi solidi, saturi, lasciando quelli liquidi, insaturi, per concentrarli). L’olio viene poi decolorato e deodorizzato, quindi viene aggiunta la vitamina E (tocoferolo) per evitare l’irrancidimento durante la conservazione.

La qualità finale è quindi molto variabile, soprattutto per la concentrazione di acidi grassi insaturi che ci interessa; altre qualità vengono generalmente supportate da specifiche certificazioni, che garantiscono un prodotto finale migliore sotto diversi aspetti (ogni certificazione assicura il rispetto di uno specifico standard).

L’olio di fegato di pesce, a differenza dell'”olio di pesce“, contiene invece generalmente solo i lipidi epatici, estratti per la necessità di ottenere le vitamine A e D; oltre che gli acidi grassi polinsaturi. Tuttavia l’utilizzo di questi oli è sconsigliato vista l’alta concentrazione delle due vitamine, che in alte dosi possono essere tossiche per il cane e per il gatto.

Il Burro

Un altro dei grassi alimentari più diffusi, ma anche più discussi, è il burro un prodotto derivato del latte, che ne contiene quasi esclusivamente grassi; il burro tradizionale ne contiene circa l’80% (Legge 1526/56), mentre il burro chiarificato arriva, come gli oli vegetali, quasi al 100%.

Dal punto di vista nutrizionale il burro si compone principalmente da acidi grassi saturi, sia a media catena che a lunga catena, con alcuni grassi a corta catena.

Il loro rapporto però cambia sia in base all’alimentazione dell’animale (se allevato in allevamento intensivo o estensivo), sia in base alla stagionalità, che specialmente nell’allevamento estensivo influenza l’alimentazione stessa; inoltre molto dipende dalle modifiche che il microbiota ruminale ruminale dell’animale fa sugli acidi grassi dell’alimento; di conseguenza, fornire un alimento che contiene un certo tipo di grassi non significa ritrovare quegli stessi grassi nel burro.

La variabilità di questo grasso, però, è elevata, sia per composizione chimica, dipendente dai fattori appena menzionati, che per tipologia di produzione (centrifugazione, affioramento, eventuali variazioni per il burro a ridotto contenuto di grassi, così come definito dal Reg. CE 2991/94), sceglierlo non è semplice, e che specialmente per gli animali patologici è necessaria una valutazione qualitativa del burro acquistato (non si sceglie un burro a caso al supermercato).

La differenza di composizione del burro tra l’inverno e l’estate in qualità dei grassi (Cabras P., Martelli A., Chimica degli Alimenti, Piccin, 2004, pag. 444).

Tuttavia, è importante fare una considerazione: spesso il burro è demonizzato per l’alimentazione umana, così come per quella del cane e del gatto, ma valutando la composizione chimica, e unendola alla fisiologia del cane e del gatto, di cui abbiamo parlato nella prima parte di questo articolo, non è proprio così.

Il burro è ricco di acidi grassi saturi, che abbiamo visto non rappresentare un problema per gli animali (tranne, ad alte dosi, per l’obesità), ma soprattutto è uno dei pochi alimenti grassi a contenere acidi grassi a media catena, che come abbiamo visto vengono assorbiti più velocemente dall’intestino rispetto agli acidi grassi a catena lunga. Questo lo rende un alimento particolarmente adatto alle diete degli animali inappetenti o con alcune patologie, in particolare quelle in cui ci sono problemi con l’assorbimento del grasso.

Questo non vuol dire che si può dare burro a volontà, ma che se viene fornito in una dieta, specialmente se formulata da un veterinario che si occupa di alimentazione, può essere molto utile specialmente nel supporto alle diverse patologie.

L’uovo

Tendiamo a vedere le uova come un alimenti particolarmente grassi, quando in realtà se controlliamo le tabelle nutrizionali scopriamo che il contenuto in grasso è limitato:  ma in realtà contiene solamente 5 grammi di grasso per uovo (un uovo medio pesa all’incirca 60 grammi); un uovo contiene quindi lo stesso quantitativo di grassi di 5 grammi di olio.

L’uovo ha una composizione standard in termini di quantità di grassi: si compone principalmente di trigliceridi facilmente digeribili (perché contenuti sotto forma di emulsione, disciolti in acqua, a differenza del tessuto adiposo), e la quantità di grassi è poco influenzata dall’alimentazione dell’uccello che lo ha prodotto.

Cambia invece la tipologia di grassi presenti: l’alimentazione della gallina o comunque dell’avicolo, in particolare, influenza la quantità di acidi grassi polinsaturi (compresi gli omega-3) rispetto ai grassi monoinsaturi, per cui risulta essenziale scegliere le uova non solo in quanto “uova”, ma anche in relazione alla tipologia di allevamento e di alimentazione della gallina.

In particolare è stato notato che i lipidi che sono presenti nell’alimentazione della gallina sono poco modificati prima di essere inseriti nell’uovo, e questo fa sì che cambiare gli acidi grassi presenti nell’alimento della gallina influenzi pesantemente quelli presenti nell’uovo. Esistono infatti delle “uova arricchite”, in cui è stata modificata l’alimentazione della gallina così da avere uova particolarmente ricche in acidi grassi insaturi metabolicamente attivi come gli EPA e i DHA.

Questo significa, tuttavia, che come per il burro la scelta delle uova, specialmente in specifiche patologie, deve essere più approfondita del semplice “un uovo qualunque” del supermercato, ma deve prendere in considerazione i diversi aspetti della vita della gallina (certificazioni, metodo di allevamento).

La composizione in grassi di un uovo per 100 grammi di prodotto (Cabras P., Martelli A., Chimica degli Alimenti, Piccin, 2004, pag. 478).

I grassi di origine vegetale

Oltre ai grassi di origine animale, l’altra categoria di grassi che è possibile assumere dalla dieta sono quelli che provengono dalle fonti di origine vegetale. Nelle diete questi prodotti sono spesso presenti come aggiunte, quasi “condimenti”, potremmo dire, dei grassi di origine vegetali, comunemente indicati come oli: nella maggior parte dei casi però non sono condimenti, ma veri e propri ingredienti che contribuiscono alla formulazione della dieta corretta per l’animale.

Si tratta di alimenti molto comuni, che tutti abbiamo in casa ma che hanno diverse differenze tra loro, che in questo articolo andremo ad approfondire. Li approfondiremo osservandoli, considerando come vengono prodotti e la loro composizione chimica, perché in base a questa i diversi oli possono avere effetti diversi sull’organismo del cane o del gatto.

Gli oli vegetali sono molti, e noi analizzeremo i più frequentemente utilizzati nell’alimentazione del cane e del gatto per capire quali siano le differenze.

Prima di iniziare, però, un appunto: gli oli sono alimenti grassi per definizione. Sono composti da un quantitativo di grasso che va dal 95 al 99%, molto più del comune burro, meno grasso perché ne contiene “solamente” l’80%. Questo significa che, al di là degli effetti che l’olio più avere sul cane o sul gatto, la sua quantità deve essere sempre ben dosata e non bisogna esagerare, in quanto gli oli, più di ogni altro alimento, contribuiscono all’ingrassamento del cane e del gatto, che predispone all’obesità e quindi alle patologie ad essa collegate. Quando si utilizzano bisogna quindi fare massima attenzione.

E quindi, potremmo pensare, perché non fornirli per niente? In fondo si parla di animali carnivori. E’ una domanda corretta, e la risposta come spesso succede è “dipende”: se un cane e un gatto possono benissimo sopravvivere senza, bisogna ricordare che gli oli vegetali sono per la maggior parte ricchi di acidi grassi essenziali, ne contengono anche più dei grassi di origine animale, e possono essere molto d’aiuto nell’alimentazione del cane e del gatto sia sani che, in particolar modo, per gli animali con problemi di diversa natura legati all’alimentazione.

Di seguito l’analisi dei diversi grassi utilizzabili: anche su questo argomento ho realizzato un video specifico, che potete guardare se preferite l’ascolto alla lettura.

L’olio di oliva

Iniziamo con il parlare dell’olio di oliva, una delle eccellenze del nostro paese.

L’olio di oliva è uno dei prodotti più apprezzati per l’alimentazione umana, e contiene una serie di sostanze che dal punto di vista chimico risultano utili anche per la salute del cane e del gatto, nonostante una grande variabilità tra i diversi tipi di oli che possiamo acquistare.

La particolarità che rende interessante l’olio di oliva è la sua quantità di molecole ad azione antiossidante, di cui le più importanti sono i polifenoli, tra cui i flavonoidi, cioè molecole composte da un insieme di composti fenolici, e i tocoferoli, di cui fa parte anche la vitamina E, o alfa-tocoferolo, che rappresenta il composto più abbondante.

Dell’effetto degli antiossidanti nell’alimentazione del cane e del gatto abbiamo parlato in un video dedicato, dal quale possiamo capire a che cosa servono e perché sono importanti negli animali anziani o in chi soffre di patologie infiammatorie croniche infiammatorie (è sbagliato dire in modo generico che “l’olio di oliva infiamma” solo per la bassa presenza di acidi grassi polinsaturi).

Purtroppo, la grande variabilità degli oli anche prodotti nel nostro paese può portare ad una concentrazione maggiore o minore di queste sostanze utili; le differenze dipendono dalla tipologia di molitura, dalla durata della gramolazione, e dalla sua temperatura, perché se un olio viene estratto a freddo manterrà queste sostanze meglio rispetto ad un olio gramolato a temperature più alte (che però permettono di avere una resa maggiore). In questo può essere utile cercare in etichetta l’indicazione “Estratto a Freddo”, definita dal Reg. UE 29/2012.

Anche altri parametri qualitativi, come l’acidità e la presenza di perossidi, che influiscono anche sulla denominazione prevista dal Reg. CEE 5268/91 e s.m.i., influiscono sulla qualità nutrizionale dell’olio di oliva.

Quando lo utilizziamo nell’alimentazione del cane e del gatto, però, bisogna considerare anche la scarsa presenza di acidi grassi polinsaturi, tra cui gli acidi grassi essenziali (tabella pag. 218 chimica degli alimenti). Il grasso maggiormente presente nell’olio di oliva è l’acido oleico, un grasso monoinsaturo, che viene utilizzato per lo più a scopo energetico, non strutturale, dal cane e dal gatto. E’ per questo motivo che l’olio di oliva si consiglia solamente in alcune situazioni, e non in altre in cui si preferiscono usare oli più ricchi di acidi grassi polinsaturi.

Olio di mais e di girasole

Gli oli di mais e girasole presentano caratteristiche simili quando utilizzati nell’alimentazione del cane e del gatto.

Rispetto all’olio di oliva, sono oli più ricchi di acidi grassi polinsaturi, perché ne contengono più del 50% (rispetto all’olio di oliva che ne contiene mediamente il 10%), e sono composti in particolare da acido linoleico, un acido grasso essenziale nel cane (ma non nel gatto, che necessita di acido arachidonico perché ha scarsa capacità di conversione dell’acido linoleico a differenza del cane).

Sono in generale utili quando la dieta è carente di acidi grassi essenziali, che hanno una funzione strutturale oltre che energetica. Entrambi contengono inoltre tocoferoli ad azione antiossidante, anche se in misura minore rispetto all’olio di oliva.

Composizione chimica dell’olio di girasole. Notare la forte presenza di acidi grassi polinsaturi, che sono però tutti della catena Omega-6.

Composizione chimica dell’olio di mais. La composizione è leggermente diversa dall’olio di girasole, ma le differenze sono minime.

Molta influenza sulla qualità dell’olio finale è data dalla tecnologia di estrazione: questa può essere effettuata per pressione oppure per estrazione tramite solvente. Nel secondo caso il solvente deve essere rimosso dopo l’estrazione, rispettando dei limiti legali imposti dal Decreto 158/2011.

Da notare che, comunque, indipendentemente dalla tecnologia di estrazione (quindi sia che siano estratti per pressione che con il solvente) tutti gli oli di semi, compresi il mais e il girasole, devono essere raffinati, sottoposti ad un processo che si articola in diverse fasi e che rende, nel complesso, l’olio commestibile, togliendo le mucillaggini, i colori e gli odori indesiderati.

Da notare, per l’olio di girasole, la presenza di olio di girasole alto oleico che è utile per le fritture, ma non per l’alimentazione del cane e del gatto a causa del ridotto contenuto di acidi grassi essenziali.

L’olio di arachidi

Poche battute sull’olio di arachidi, che non è un olio ottimale nell’alimentazione del cane e del gatto.

Estratto da questa pianta leguminosa, si caratterizza rispetto all’olio di mais e girasole per un contenuto più alto di acidi grassi monoinsaturi e un contenuto minore di polinsaturi con funzione strutturale (praticamente tutto acido linoleico, ne contiene circa il 27%, la metà dell’olio di mais e di girasole).

E’ ricercato soprattutto per la sua stabilità al calore, come olio da frittura, ma fornito a crudo non ha molto significato se non quello di fornire un grasso “generico” al proprio animale, e contiene meno antiossidanti rispetto all’olio di oliva.

L’olio di arachidi è ottimo per le fritture, ma per l’alimentazione animale peggiore rispetto al mais e al girasole, per un contenuto più basso di grassi polinsaturi e molto alto di grassi monoinsaturi. In pratica, un olio di oliva ma con meno antiossidanti.

Olio di Lino e Olio di Soia

Questi oli vegetali sono molto conosciuti ed apprezzati in particolare per il loro contenuto in acidi grassi polinsaturi, in particolare di Omega-3 in forma di acido alfa-linolenico (C 18:3).

C’è in realtà una grande differenza in quantitativo di questi grassi nei due oli: mentre l’olio di soia, infatti, si compone di circa il 7% di questo grasso, nell’olio di lino si può addirittura arrivare al 50%.

La composizione in acidi grassi dell’olio di soia.

La composizione in acidi grassi dell’olio di lino. Notare la presenza nettamente maggiore di Omega-3 rispetto all’olio di soia.

Una percentuale altissima per quello che è un acido grasso essenziale sia per il cane che per il gatto, che può servire a bilanciare il rapporto tra Omega-3 ed Omega-6 nella dieta spostandolo nettamente a favore degli Omega-3.

C’è però una particolarità importante da sottolineare: quando si valuta un alimento bisogna considerare non solo le sue caratteristiche nutrizionali, ma anche l’uso che ne farà l’organismo dell’animale che se ne nutre, in questo caso il cane e il gatto.

E’ importante ricordare, infatti, che l’acido alfa-linolenico, per quanto utile dal punto di vista strutturale, non è metabolicamente attivo e deve essere convertito in acido eicosapentaenoico (EPA) per poter essere usato dall’animale e trarne effetti antinfiammatori, disaggreganti e modulanti della pressione sanguigna. La conversione però è limitata, e va dal 5 al 10% del totale; questo significa che di 10 grammi di olio di lino, che contengono 5 grammi di acido alfa-linolenico, solo 0,5 grammi (mezzo grammo) verranno effettivamente convertiti, mentre gli altri 9,5 svolgeranno la funzione energetica o si accumuleranno nell’organismo sotto forma di grasso.

Per questo motivo, per quanto in un’ottica di bilanciamento questi oli possano essere utili, sono in generale da preferire (specialmente in situazioni di necessità) gli oli di origine animale, in particolare l’olio di pesce, che se ben concentrato può fornire con un solo grammo, o con una sola perla (se confezionato in perle) la stessa quantità di Omega-3 metabolicamente attivi.

Ribadisco, infatti, che gli Omega-3 non sono tutti uguali, come ho già spiegato in modo approfondito nell’articolo dedicato.

L’olio di cocco

L’olio di cocco è uno degli oli spesso descritto come maggiormente benefico rispetto ad altri, e per questo molto ricercato e utilizzato… anche quando non ce ne sarebbe la necessità, perché come tutti gli alimenti ha le sue criticità, che possono causare dei danni, piuttosto che dei benefici, al cane e al gatto.

Da notare che per molti utilizzi, in particolar modo nel cane, l’utilizzo è esterno, per applicazione direttamente sulla cute; poiché fare confusione non è difficile (a causa soprattutto di informazioni sbagliate disponibili online) fate ben attenzione al fatto che il beneficio si ottenga con l’applicazione cutanea oppure con la somministrazione alimentare!

La composizione chimica dell’olio di cocco è particolare. Si compone per la quasi totalità da acidi grassi saturi (gli acidi grassi indicati con “:0” nella tabella seguente sono i saturi), i monoinsaturi sono pochi e i polinsaturi quasi inesistenti.

La particolarità per cui è ricercato è la grandissima presenza di acidi grassi a media catena, che superano di gran lunga quelli che è possibile trovare negli alimenti di origine animale compreso il burro, uno degli alimenti che ne è maggiormente ricco.

Composizione chimica dell’olio di cocco. Notare la grandissima presenza di Acido Laurico (12:0), un acido grasso a catena media. Notare anche la forte presenza di questo acido in un altro olio ben conosciuto quanto demonizzato, nella colonna a sinistra… la composizione tra i due oli non è poi così diversa! Fonte: (Grosch W. Schieberle P., Food Chemistry, 4th ed., cap. 14, pag. 647).

Il motivo per cui gli acidi grassi a media catena sono ricercati nelle patologie lo abbiamo spiegato nel video generale relativo ai grassi: queste molecole hanno un processo di assorbimento più rapido rispetto ai grassi a lunga catena che troviamo nella maggior parte degli alimenti. Il che potrebbe sembrare un beneficio, e lo è negli animali eccessivamente magri, denutriti o con problemi gastro-intestinali o pancreatici correlati con difetti di assorbimento… ma solo in quei casi.

Infatti, come ci mostra questo studio, gli acidi grassi a media catena causano un innalzamento lipidico molto rapido all’interno del sangue, creando un “picco” lipemico che l’organismo provvede poi a far abbassare… accumulando questi grassi nel tessuto adiposo. Questo significa che fornire tanto olio di cocco a un cane sano, magari già piuttosto grasso, predispone all’obesità, in quanto il grasso o viene utilizzato subito a scopo energetico oppure viene immagazzinato più velocemente rispetto al resto dei grassi.

Facciamo attenzione, quindi, in particolare alla supplementazione degli acidi grassi a media catena per contrastare le patologie cerebrali negli animali anziani (cosa che è possibile, come mostra questo studio): l’olio di cocco, prima di tutto, fa ingrassare, e in particolar modo nei cani anziani l’obesità deve essere evitata perché può causare patologie difficilmente curabili, vista l’età.

Le margarine

Infine, terminiamo con una veloce analisi delle margarine.

E’ difficile trovare proprietari che forniscono la margarina al cane e al gatto, anche perché poco appetibile; non è indicata nell’alimentazione animale, ma è importante capire il perché, senza limitarsi al solito “è un prodotto industriale, quindi fa male”. Tutti gli oli necessariamente devono subire un processo industriale per essere estratti.

La margarina è un olio vegetale che subisce un particolare processo, detto idrogenazione, che ha lo scopo principale di far cambiare la sua consistenza, di solito per inserirlo in preparazioni alimentari.

La reazione di idrogenazione può cambiare la conformazione di un acido grasso, conferendo un punto di fusione più elevato.

Differenza tra un acido grasso cis e un acido grasso trans. Notare la posizione degli atomi di idrogeno vicini al doppio legame.

Senza entrare nel merito della questione, qual è la differenza tra un acido grasso insaturo con la conformazione cis e trans per l’organismo del cane e del gatto?

Perché i grassi trans non sono ottimali come i grassi cis nell’alimentazione del cane e del gatto? (Fonte: (Hand M. et al., Small Animal Clinical Nutrition, 5th ed., Mark Morris Institute, 2010, pag. 97).

I grassi trans sono grassi polinsaturi, e possono essere anche omega-6 ed omega-3. Si, esistono degli Omega-3 con conformazione trans. La differenza è che l’organismo non è in grado di riconoscere questi grassi come grassi strutturali, utilizzabili per le diverse funzioni dell’organismo; poiché hanno una forma diversa dagli altri, vengono comunque utilizzati, ma esclusivamente con funzione energetica, proprio come i grassi saturi.

Per questo motivo la margarina risulta un alimento grasso utilizzabile a scopo energetico, ma senza la tipica appetibilità dei grassi derivanti da tessuto adiposo animale, senza gli antiossidanti tipici dell’olio di oliva, senza grassi polinsaturi utilizzabili e senza grassi a catena media.

La sua utilità è quindi molto limitata e dovrebbe essere relegata ad alcune situazioni patologiche specifiche in cui non c’è la possibilità di utilizzare grassi di natura diversa.

Quanto grasso dare al cane e al gatto? E qual è il migliore?

Come si può immaginare, non esiste un grasso migliore in senso assoluto per il cane e per il gatto. La scelta, per esempio assumere tutto il grasso dalla carne o dal pesce oppure optare per una carne più magra aggiungendo grasso a parte, dipende dalla vita dell’animale stesso, dalle sue abitudini, dai suoi gusti, e non ultimo dalle sue patologie.

E’ per questo che consigliamo sempre di evitare il fai da te nelle alimentazioni degli animali domestici, ma di affidarsi a un medico veterinario che si occupi di nutrizione: se siete interessati posso aiutare personalmente nella scelta dell’alimentazione migliore, attraverso una consulenza nutrizionale online.