Non comprare la carne del supermercato… la carne del supermercato è piena di ormoni!

Questa frase è solamente una delle tante frasi allarmistiche che sento costantemente dai proprietari di cani e di gatti, ma soprattutto dai consumatori, che non sono ben informati. Se siete anche voi tra le tantissime persone che pensano, ancora, che la carne in vendita nel nostro paese sia piena di ormoni… diciamo che siete rimasti indietro di qualche anno.

In questo articolo parliamo infatti degli ormoni nella carne, una delle paure più frequenti almeno nel nostro paese e completamente ingiustificata: vediamo perché, utilizzando una serie di fonti scientifiche e dati ufficiali che ci aiutano a capirlo.

L’utilizzo degli ormoni negli animali è vietato in Europa dagli anni ’80. Le direttive attualmente in vigore che vietano l’utilizzo degli ormoni sono attive ormai da tempo: la direttiva 96/22/CE e 96/23/CE, recepite in Italia con il D. L.vo 336 del 1999, sono le normative che vietano l’utilizzo degli ormoni negli animali, nel nostro paese.

Ma queste normative vengono davvero rispettate? I controlli ci sono? E, soprattutto, perché si utilizzano gli ormoni, ed è ancora possibile trovarli in commercio?

Cerchiamo di capirlo nell’articolo di oggi; se preferite, di seguito trovate anche il video in cui ho parlato di questo argomento.

Gli ormoni per favorire la crescita degli animali

Iniziamo dalla prima domanda, fondamentale: perché dovremmo utilizzare degli ormoni nella carne?

Gli ormoni, per un certo numero di anni e in particolare negli anni ’60 e ’70, sono stati utilizzati a scopo anabolizzante in diverse specie animali.

Lo scopo degli ormoni era prevalentemente quello di favorire l’incremento delle masse muscolari, oltre che dare alla carne la capacità di trattenere maggiormente l’acqua, aumentando in questo modo il peso degli animali stessi, e quindi il loro valore economico, rispetto agli animali non trattati.

Il problema degli ormoni è stato chiaro fin da poco tempo dopo la loro introduzione. In pratica i loro resudui, nelle carni, hanno effetti dannosi: negli anni ’70 è stata notata un’azione molto pericolosa Dietilstilbestrolo, uno degli ormoni più economici all’epoca in commercio, che è stato dimostrato essere cancerogeno a seguito di un aumento degli adenocarcinomi dell’apparato riproduttore femminile. Per questo motivo è stato vietato non solo l’uso, ma anche la detenzione e addirittura la produzione di questo ormone.

Documento IARC che mostra il Dietilstilbestrolo nella classe 1 della classificazione, che comprende le molecole sicuramente cancerogene. Per approfondimenti si può consultare la documentazione IARC.

Con il proseguire della ricerca, nel 1999 il comitato scientifico SCVPH (Scientific Committee on Veterinary Measres relating to Public Health) ha dichiarato che non era possibile stabilire, nell’uomo, delle dosi minime accettabili per nessuno degli ormoni più utilizzati nei trattamenti agli animali, e per questo motivo la legge sul divieto degli ormoni non è stata più modificata ma anzi, con la direttiva 2003/74/CE è stato reso ancora più restrittivo rispetto al passato l’utilizzo, dove consentito, degli ormoni.

Gli ormoni sono completamente vietati?

La normativa attualmente in vigore vieta l’utilizzo delle sostanze ormonali come gli estrogeni, gli androgeni, tireostatici, gestageni e altre categorie di sostanze che sono utilizzate per favorire la crescita degli animali.

Gli animali interessati sono principalmente i bovini, ma anche altri grandi animali destinati alla produzione di carne; invece, dagli ormoni sarebbero comunque poco interessati i polli, che sono stati selezionati per crescere in modo così veloce (45 giorni) che gli ormoni, anche se si potessero usare, non avrebbero comunque grandi benefici in rapporto al loro costo.

Il divieto di utilizzo degli ormoni è molto stringente e, per far sì che venga rispettato, sono previsti sia i controlli sulla circolazione delle sostanze ormonali, sia i controlli in azienda, sia i controlli al macello, che permettono di individuare, da alcune particolarità anatomiche (sia macroscopiche, valutate direttamente dal veterinario al macello, sia microscopiche, valutate successivamente al microscopio) l’eventuale utilizzo illecito degli ormoni.

Una differenza macroscopica valutabile direttamente: il primo organo è un ovaio normale, il secondo un ovaio atrofico, il terzo un ovaio con microcisti indotte dall’utilizzo di ormoni dell’apparato riproduttore.

Al divieto di utilizzo ci sono comunque delle eccezioni: infatti, al momento è consentito utilizzare, solo in specifici casi, alcune sostanze ad azione ormonale a scopo terapeutico. In altre parole, se un animale è malato e il veterinario ritiene di poterlo curare solo utilizzando degli ormoni, questi farmaci possono essere utilizzati. Ma…

Quando si utilizzano degli ormoni a scopo terapeutico, è obbligatorio per il veterinario che li somministra avvertire la ASL del fatto che sono stati somministrati gli ormoni, come indicato dal D. L.vo 193/2006, art. 76, punto 3. In questo modo il servizio veterinario ASL può sapere che sono stati usati degli ormoni, quando sono stati usati e quanti ne sono stati utilizzati, ed effettuare così un corretto monitoraggio. Inoltre, dopo la somministrazione è previsto un tempo di attesa, un periodo di giorni (che cambia da ormone a ormone) che deve essere rispettato per dar modo all’animale di smaltirlo, così che l’ormone non si possa ritrovare nelle carni.

La definizione del periodo di sospensione (o di attesa) valido per tutti i farmaci, compresi gli ormoni).

Questo vale sia per gli alimenti che per i sottoprodotti di origine animale, tra cui la carne destinata al solo consumo degli animali: in caso si sospetti che una carne sia stata trattata con sostanze illecite, come si legge nell’art. 8, punto C, del Reg. CE 1069/09, queste carni sono smaltite come sottoprodotti di categoria 1, destinati solo alla distruzione, e non possono essere utilizzati né come alimenti, né come mangimi. Questo vale anche per i mangimi che vengono importati dall’estero, e che devono seguire le regole europee perché altrimenti non è possibile l’importazione: comunque, il Piano Nazionale Alimentazione Animale prevede dei controlli che verifichino per l’assenza di sostanze ad azione farmacologica nei mangimi, quindi il sistema sanitario nazionale mette al sicuro anche cani e gatti che utilizzano alimenti industriali, oltre che coloro che si nutrono di carne fresca (cotta o cruda).

Naturalmente, quanto detto è valido al netto delle frodi, perché queste non possono mai essere controllate ed eliminate del tutto. Gli scandali per la presenza di ormoni nella carne ci sono e ci saranno sempre, indipendentemente dalla qualità dei controlli che vengono eseguiti dai servizi veterinari. Tuttavia, le frodi sono attualmente le uniche possibilità che ci sono per trovare effettivamente ormoni nella carne, che fortunatamente sono un problema ad oggi superato nel nostro paese, come dimostra questo documento del Ministero della Salute relativo ai controlli effettuati nel 2017 (anno in cui, peraltro, nessun pollo è risultato positivo ai controlli relativi agli ormoni, e gli unici animali risultati positivi sono i bovini e i suini).

Il documento ufficiale del Ministero della Salute mostra come solamente 2 animali, un bovino e un suino (e nessun pollo) siano risultati positivi all’utilizzo degli ormoni, su un totale di oltre 40.000 controlli eseguiti (Categoria A).

Bisogna anche dire un’ultima cosa, relativamente agli ormoni: quanto descritto in questo articolo, e cioè che in Europa è però vietato utilizzare gli ormoni, non è vero in altri paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, l’utilizzo degli ormoni a scopo anabolizzante è ancora legale. E’ per questo motivo che, oltre a vietare la vendita delle carni che siano state trattate con ormoni, è anche vietato importarle dai paesi che ne fanno utilizzo.

Molti degli articoli che si possono leggere e che parlano degli ormoni nella carne, infatti, sono riferiti al mercato americano, non a quello Europeo.

La carne biologica permette di evitare gli ormoni?

Molte persone pensano che acquistare e fornire ai propri animali carni provenienti da allevamento biologico significa trovare un quantitativo di ormoni minore rispetto alle altre carni provenienti da agricoltura tradizionale.

La carne biologica non ci da alcuna garanzia di contenere meno ormoni rispetto alla carne non biologica.

In realtà questo non è vero, perché il regolamento che norma l’allevamento biologico, cioè il Reg. 834/07, all’art. 14, tra i tanti limiti che vengono posti per le produzioni animali biologiche non inserisce gli ormoni. Questo è perfettamente logico: gli ormoni sono già vietati da un’altra normativa europea, che abbiamo visto sopra, per cui non avrebbe senso vietarli nuovamente.

L’unico punto in cui il regolamento relativo al biologico parla di ormoni è alla lettera C, punto 2, dell’articolo 14 dove si vieta di indurre la riproduzione degli animali con i trattamenti ormonali, una cosa che negli animali non biologici può essere fatta (di solito nelle bovine da latte o nelle pecore, perché il calore si presenti per tutti gli animali nello stesso periodo, per permettere i concepimenti); si lascia invece la possibilità di usare gli ormoni sul singolo animale come terapia.

Considerando, però, che nell’allevamento non biologico l’utilizzo degli ormoni per stimolare la riproduzione viene fatto molto prima delle produzioni (pensiamo ad una bovina che deve aspettare nove mesi prima di produrre latte, o prima di essere macellata) i residui ormonali dopo tutto questo tempo saranno ridotti fino a diventare praticamente inesistenti.

Naturalmente, il biologico aiuta da altri punti di vista (come si può scoprire leggendo il regolamento stesso), ma dal punto di vista degli ormoni non abbiamo alcun vantaggio concreto scegliendo il biologico rispetto all’allevamento tradizionale.

Per quanto riguarda le frodi, invece, non è difficile capire che una frode, in quanto tale, può essere messa in atto tanto nei prodotti biologici quanto in quelli non biologici, per cui se un allevatore fraudolento volesse inserire gli ormoni negli alimenti o nei mangimi lo farebbe indipendentemente dal fatto che questi siano biologici o meno.

E’ possibile trovare sostanze ad azione ormonale negli alimenti e nei mangimi?

Piccolo incipit per chi volesse approfondire, è utile sapere che gli ormoni non sono le uniche molecole che possono causare un effetto ormonale nel nostro organismo e in quello degli animali.

Infatti esistono anche gli interferenti endocrini, sostanze con un’azione simile a quella degli ormoni ma che non sono ormoni.

Semplice schema di funzionamento degli interferenti endocrini.

Gli interferenti endocrini non sono sostanze immesse intenzionalmente, come gli ormoni ma sostanze contaminanti, e non facendo parte degli ormoni, nonostante i metodi per cercare di limitarli, si possono trovare negli alimenti anche più frequentemente rispetto agli ormoni: ma di questo argomento ci occuperemo in un’altro articolo.