La fibra alimentare, che si trova principalmente negli alimenti di origine vegetale che si possono fornire ai cani e ai gatti, è un composto non essenziale, dal punto di vista nutritivo, per nessuna delle due specie. Tuttavia può risultare (specialmente in certe situazioni) molto importante per la salute del loro intestino.

Spesso i proprietari parlano di “fibra” in modo generico, senza considerare che la fibra contiene a sua volta tantissime sostanze differenti dal punto di vista chimico, che hanno anche funzioni diverse nell’intestino del cane e del gatto.

In questo articolo faremo una descrizione generale della fibra, per cercare di capire, in caso ci sia bisogno di inserire alimenti vegetali nella dieta del cane o del gatto, come scegliere questi vegetali nelle alimentazioni casalinghe ma anche come scegliere l’alimento industriale migliore per i nostri amici a quattro zampe, senza fermarsi al valore di “fibra grezza” presente all’interno dei croccantini o degli alimenti umidi.

Ribadisco: la fibra non è essenziale, per cui non c’è da meravigliarsi se non compare nella dieta di un animale, in particolare se questo è un gatto; se si inserisce, tuttavia, deve essere inserita con una certa logica, che andiamo a vedere.

Di seguito la spiegazione completa con le fonti scientifiche; per chi preferisse vedermi parlare, trovate anche il video che ho realizzato su questo argomento.

Che cos’è la fibra?

La definizione di fibra, ad oggi, non è unica, perché ne esistono due definizioni divers a seconda, diciamo, del “punto da cui la si guarda”.

La prima definizione è di tipo fisiologico, biologico, e viene definita come (Fascetti A., Delaney S., Applied Veterinary Clinica Nutrition, pag.177):

La fibra alimentare è la componente dietetica resistente alla degradazione da parte degli enzimi del corredo enzimatico intestinale.

Questa definizione è particolare, perché dipende dalla specie animale che consuma un alimento: la fibra che è fibra per un cane non lo è per un tarlo del legno, che può mangiare praticamente tutte le componenti vegetali (compreso il legno, quindi ciò che è fibra per il cane, che il legno non lo digerisce, non lo è per il tarlo; in pratica, è difficile stabilire cosa sia fibra e cosa sia no, con questa definizione).

La definizione chimica, invece, è più universale ed è quella più importante per l’analisi degli alimenti, visto che proprio su questo si basano i valori che troviamo indicati nelle tabelle nutrizionali e anche negli alimenti industriali per cani e gatti (Cabras P., Martelli A., Chimica degli Alimenti, p. 32). La definizione è questa:

La fibra alimentare rappresenta la parte edibile delle piante corrispondente alla somma dei polisaccaridi di origine non amidacea e della lignina.

Dove si trova la fibra?

La fibra alimentare, seguendo la definizione chimica, si trova negli alimenti di origine vegetale, ma si compone di molte sostanze diverse tra loro. Costituisce principalmente la parete delle cellule vegetali, una struttura non presente invece nelle cellule animali che conferisce resistenza alle piante.

Questo significa che gli alimenti di origine animale, salvo casi particolari come quello dello stomaco bovino non pulito (in cui la fibra è comunque “qualcosa in più”, è il contenuto del tubo digerente che non fa parte, di per sé, dell’organismo del bovino), non contengono fibra, che deve essere necessariamente presa da alimenti di origine vegetale, come la frutta e la verdura.

Quali sono i tipi di fibra?

Di fibra ne esistono diverse tipologie, ma la distinzione che ci interessa maggiormente perché più pratica nell’alimentazione del cane e del gatto le separa in due categorie: la fibra solubile e la fibra insolubile (Case L., Daristotle L., Canine and Feline Nutrition, pag. 14).

La differenza tra questi due tipi di fibra è la seguente:

  • Le fibre insolubili, che comprendono la lignina, la cellulosa e le emicellulose non hanno la capacità di disciogliersi in acqua. Riescono ad attirare acqua nella loro struttura, quindi rendono le feci più morbide, e stimolano i movimenti intestinali attirando acqua all’interno dell’intestino, dalle pareti, quindi sono utili per velocizzare il transito intestinale. Di solito non sono fermentabili (cioè non sono utilizzabili come nutrimento dai batteri che vivono nell’intestino del cane o del gatto).
  • Le fibre solubili sono invece fibre che hanno la capacità di sciogliersi in acqua, aumentando la viscosità delle feci e, paradossalmente, rallentando il transito nell’intestino anziché velocizzandolo come la fibra insolubile. Questo non è necessariamente negativo, perché alcune fibre solubili (non tutte) sono anche fermentabili, e possono quindi essere utilizzate dai batteri intestinali come nutrimento. Nella loro attività metabolica, questi batteri producono i cosiddetti SCFA, o Acidi Grassi a Corta Catena. Tra questi grassi c’è l’acido butirrico, che gli studi scientifici (Case L., Daristotle L., Canine and Feline Nutrition, pag. 14) identificano essere un ottimo nutriente per le cellule dell’intestino, gli enterociti. Questa funzione è, naturalmente, attivissima negli animali erbivori, meno nel cane e nel gatto che hanno un intestino crasso piuttosto piccolo (rispetto a quello di un cavallo o di un coniglio, in proporzione) e non hanno prestomaci (come bovini e pecore); tuttavia, una certa quota di fibra solubile è in grado di migliorare il benessere dell’intestino, anche se non si deve esagerare perché la fibra in eccesso non verrebbe utilizzata, e non essendo nutriente renderebbe più difficile al cane e al gatto assorbire grassi e proteine, di cui ha bisogno.

Da notare che l’analogia, che a volte viene fatta, tra insolubile=non fermentabile, e solubile=fermentabile non è necessariamente vera: ci sono fibre insolubili fermentabili, come quelle presenti nelle brassicacee (il cavolo), e fibre solubili ma non fermentabili come la xantana o la metilcellulosa, solitamente usati come additivi gelificanti.

La fibra insolubile

Nella fibra insolubile è compresa, per prima cosa, la lignina, che è una delle poche componenti della cellulosa a non essere un carboidrato, come vedremo tra poco. E’ infatti un polimero organico che ha la funzione di tenere insieme la cellulosa e la emicellulosa.

La struttura chimica della lignina.

Questo significa che le altre due componenti insolubili, le cellulose e le emicellulose, in realtà sono carboidrati.

La struttura chimica della cellulosa.

A differenza però dell’amido, questi carboidrati non sono digeribili dall’organismo né dei cani e dei gatti, né di altri mammiferi come i bovini. I legami che tengono uniti tra loro le singole molecole di glucosio (che nell’immagine qui sopra vedete in nero), infatti, sono diversi da amido a cellulosa; se nel primo sono di tipo alfa, nel secondo sono di tipo beta; questo, in modo figurato, significa che i carboidrati sono disposti nell’amido così (McGuire M., Beerman K., Nutrition Sciences to Fundamental to Food, pag. 135):

  • V-V-V-V-V-V-V-V-V-V-V-V-V-V-V

Mentre nella cellulosa sono disposti così:

  • V-Λ-V-Λ-V-Λ-V-Λ-V-Λ-V-Λ-V-Λ-V

Questa differenza, che sembra banale, in realtà ha un impatto fortissimo sull’organismo degli animali. Infatti, l’enzima presente nell’organismo del cane e del gatto (più nel cane che nel gatto), l’amilasi, ha la capacità di digerire la prima catena, ma non la seconda, che percorre così l’intestino rimanendo intatta.

Per cui, per chi mi chiede: “è vero che nei vegetali come la carota ci sono i carboidrati”? La risposta è sicuramente si, ma questi carboidrati non sono disponibili, se non in piccola parte (alcune molecole di glucosio sono libere, non sono attaccate alla catena, si parla di “zuccheri liberi”), e non possono essere assorbiti dall’organismo del cane e del gatto.

Le cellulose e le emicellulose sono alcune tra le componenti più importanti e numerose nelle cellule vegetali, e ne costituiscono per lo più la loro parete. La fibra insolubile è comunque utile in alimentazione, perché se non ci fosse ci sarebbe il rischio di costipazione intestinale, specialmente nell’alimento secco in cui l’acqua è pochissima; se ce n’è troppa si rischia invece la diarrea, mentre se è davvero troppa tutta insieme, considerando che lo stomaco non la digerisce, il rischio è il vomito.

La fibra solubile

La fibra solubile è una fibra “viscosa”, cioè forma insieme all’acqua una componente simile alla gelatina, rallentando la velocità di transito nell’intestino; poiché per la maggior parte è fermentabile, però, permette la produzione degli Acidi Grassi a Corta Catena (SCFA), per cui non necessariamente è un errore fornirla, in quanto ha un effetto positivo sulla microflora intestinale.

Fanno parte della fibra solubile le pectine, presenti in molti frutti, e poi alcuni oligosaccaridi e l’inulina, oltre ad alcune gomme di origine vegetali. Tra queste, possiamo scegliere di inserire nella dieta fibre che siano utilizzate dai batteri non patogeni come i Bifidobacterium, e non possano essere usate da batteri patogeni come i Clostridi Escherichia coli: fibre con questa capacità sono definite prebiotici, perché hanno la capacità di far crescere le popolazioni batteriche “buone”, non patogene, ma non quelle potenzialmente pericolose per l’intestino. Sono questi batteri a produrre gli acidi grassi a catena corta che nutriranno le cellule intestinali.

Ma non bisogna esagerare con la fibra solubile, in condizioni normali: abbiamo visto che con questo tipo di fibra il transito intestinale rallenta; inoltre la presenza di una sostanza viscosa nell’intestino rende più difficile assorbire gli altri nutrienti. E poi, se le fermentazioni sono complete, tra i prodotti finali c’è l’anidride carbonica, un gas che viene espulso dall’ano… che non è così piacevole per il proprietario (Fascetti A., Delaney S., Applied Veterinary Clinica Nutrition, pag.179).

Quale fibra è migliore per il cane e per il gatto?

Come abbiamo visto, entrambi i tipi di fibra sono buoni e cattivi allo stesso tempo, per motivi diversi, e non ce n’è una migliore rispetto all’altra.

La combinazione perfetta di fibre viene fatta con una proporzione tra fibra solubile e insolubile, e tra fibra fermentabile o non fermentabile; purtroppo, però, non esiste una “proporzione magica” che sia adatta ad ogni cane e ad ogni gatto, perché la fibra è una delle componenti alimentari più personali per i nostri animali domestici, e ogni caso necessita di una valutazione a sé, considerando che lo stato dell’intestino è diverso da animale ad animale ma, soprattutto, che la microflora batterica, il microbiota, può cambiare di molto anche tra animali che vivono in condizioni praticamente identiche.

Naturalmente, per chi segue un’alimentazione casalinga (cotta o cruda) scegliere il tipo di fibra migliore da inserire è più semplice perché si possono modulare gli ingredienti come preferiamo, mentre in quelle industriali tende ad essere più difficile perché la fibra l’ha messa il produttore, che la indica in un unico gruppo chiamato “Fibra grezza“.

Questo, però, non toglie che l’alimento possa essere analizzato nei suoi ingredienti (che chiaramente bisogna conoscere dal punto di vista botanico!) per capire quali alimenti sono contenuti all’interno e quindi quali tipi di fibra sono presenti; in caso di bisogno bisogna comunque ricordare che è  possibile integrare all’alimentazione industriale della frutta o della verdura per migliorare sia il transito intestinale che la salute generale dell’intestino, quando non si ha possibilità di passare ad un’alimentazione casalinga.