Una dei gruppi di integrazioni maggiormente utilizzati nelle terapie, o come supporto alle terapie, in medicina veterinaria è quella dei prebiotici e dei probiotici, anche detti comunemente “fermenti lattici”. Si tratta di un gruppo eterogeneo di integrazioni che possono essere consigliate sia per supportare alcune patologie specifiche, come le enteropatie, sia come supporto ad alcune terapie farmacologiche, tra le quali le terapie antibiotiche.

Si tratta di integrazioni utili, quindi, per vari motivi, ma spesso tra i proprietari c’è molta confusione relativamente a questo tipo di integratori; il motivo della confusione che avete è che tra termini come prebiotici, probiotici, fermenti lattici e simbiotici si fa spesso una grande confusione, e spesso i primi a farla sono i professionisti che si occupano di salute, confondendo le idee ai pazienti o, nel caso veterinario, ai proprietari dei pazienti. Si aggiunge anche una normativa molto diversa tra i prodotti alimentari (quindi venduti come integratori per gli umani) e prodotti veterinari (prodotti come alimenti complementari per cani e gatti) che crea ancora più difficoltà di comprensione e, spesso, è la prima causa di un fallimento della terapia quando la scelta non viene effettuata in modo specifico per il singolo cane o gatto (per esempio, a volte il proprietario cambia prodotto su consiglio del farmacista senza conoscere le diverse caratteristiche di prodotti diversi tra loro).

In questo articolo cerco quindi di spiegare la differenza, dal punto di vista delle definizioni e anche della normativa, tra i termini più utilizzati quando parliamo di alimenti o integrazioni utili per il benessere intestinale: fermenti lattici, probiotici, prebiotici e simbiotici.

Per chi preferisce ascoltare che leggere, ho realizzato un video informativo relativo a questo argomento.

I Fermenti Lattici

Il termine “fermento lattico” è un modo improprio di definire i microrganismi che, dal punto di vista tecnico, sono correttamente definiti LAB, o Batteri Acido Lattici. 

Si tratta di un gruppo molto esteso di diverse specie batteriche, ma la definizione, che si può trovare in questo articolo scientifico, è molto ampia, e comprende un grande numero di batteri che hanno in comune il fatto di essere gram-positivi, catalasi negativi, non sporigeni, anaerobi (o microaerofili) e tolleranti all’acidità.

Tra i generi che sono compresi nella definizione troviamo Aerococcus, Alloiococcus, Carnobacterium, Enterococcus, Lactobacillus, Lactococcus, Leuconostoc, Oenococcus, Pediococcus, Streptococcus, Symbiobacterium, Tetragenococcus, Vagococcus e Weissella.

La caratteristica comune di questi batteri è la loro capacità di fermentare i carboidrati, cioè di metabolizzarli, ricavarne energia, in assenza di ossigeno.

Tra i carboidrati che questi organismi sono in grado di fermentare sono gli zuccheri semplici come il glucosio, il galattosio e anche il lattosio, motivo per cui si trovano spesso nel latte e nei prodotti derivati. Sono anche in grado di idrolizzare le proteine, che utilizzano per le loro necessità di sopravvivenza e proliferazione.

Per l’utilizzo nel cane e nel gatto, gli zuccheri che questi batteri sono in grado di fermentare sono di provenienza dietetica, ma per la maggior parte non sono i carboidrati forniti come zuccheri semplici, né come carboidrati complessi come l’amido, per un motivo semplice: il cane e il gatto sono in grado di digerire e di assorbire questi composti; questo vuol dire che ne rimarrebbero troppo pochi a disposizione dei batteri intestinali per le fermentazioni. La maggior parte di questi zuccheri proviene quindi dalla fibra alimentare, per lo più composta da catene zuccherine indigeribili (come ho spiegato in questo articolo) che viene scomposta da questi gruppi batterici prevalentemente nell’intestino crasso, dove l’assorbimento da parte del cane e del gatto è praticamente nullo; per questo motivo, gli zuccheri derivanti dalla limitata digestione (da parte del cane e del gatto) della fibra possono essere utilizzati dai fermenti lattici per il proprio metabolismo.

L’assorbimento del lattosio e il suo utilizzo dai diversi generi batterici. Si noti che le vie metaboliche sono diverse in corrispondenza di diversi generi e specie batteriche.

I Batteri Acido Lattici, quindi se vogliamo i fermenti lattici, hanno come prodotto della loro fermentazione l’acido lattico, che può essere il prodotto esclusivo, cioè l’unico prodotto che sono in grado di produrre (si parla di batteri omofermentanti) oppure essere uno tra i diversi prodotti, inclusi ad esempio l’acido acetico, l’anidride carbonica e l’alcool etilico o etanolo (e si parla di batteri eterofermentanti).

Da notare che la definizione di “fermenti lattici”, assunta come definizione di “batteri acido lattici”, è diversa da quella di “probiotici”.

Infatti esistono dei micrirganismi ad azione probiotica che non appartengono alle famiglie che abbiamo citato (come alcuni funghi del genere Saccharomyces), ma esistono anche batteri che appartengono a queste famiglie, quindi sono fermenti lattici, ma che non si possono considerare probiotici come vedremo tra poco. Quest’ultima classe è quindi destinata ad essere modificata nel corso del tempo, man mano che vengono scoperte (o smentite) dalla ricerca proprietà probiotiche delle diverse specie batteriche.

Esistono, naturalmente, anche specie batteriche che sono sia fermenti lattici sia  probiotici, nelle giuste condizioni.

Tuttavia, per il proprietario deve essere chiaro un aspetto importante: dal punto di vista terapeutico, quello che ci interessa per i cani e i gatti, come indicato in letteratura, sono i probiotici e non i fermenti lattici. I fermenti lattici si possono infatti trovare anche in prodotti alimentari di uso comune, come lo Yogurt o il Kefir, ma questo non vuol dire che questi alimenti si possano considerare probiotici. In altre parole, quando il vostro cane o gatto ha un problema non dovete acquistare un prodotto “contenente fermenti lattici”, ma un prodotto contenente probiotici.

I probiotici

E quindi, se i fermenti lattici e i probiotici sono due cose diverse, cosa sono precisamente i probiotici? Vediamolo.

I probiotici sono definiti (Punto 3 del documento FAO) come micro-organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite.

Si tratta di una definizione molto vaga, che non rende difficile capire che cosa sia e che cosa non sia prebiotico. Per questo il Ministero della Salute italiano ha pubblicato delle linee guida in cui si definiscono meglio le caratteristiche dei prodotti che si possono considerare probiotici. Questi prodotti devono:

  • Essere utilizzati tradizionalmente per integrare il microbiota intestinale umano (cioè, conoscere con certezza i ceppi che il prodotto contiene; sulla confezione deve essere indicata precisamente la specie o le specie contenute)
  • Essere considerati sicuri per l’impiego nell’uomo;
  • Essere attivi a livello intestinale in quantità tale da moltiplicarsi in quella sede.

In questa definizione ci sono due particolarità importanti da notare:

  • Ad essere probiotico non è il ceppo batterico, ma il prodotto nel suo insieme. A differenza del “fermento lattico”, che identifica un gruppo di batteri per una caratteristica metabolica, ad essere probiotico è il prodotto. Un microrganismo può avere “caratteristiche probiotiche”, ma deve essere inserito in un contesto (ad esempio, deve essere fornito in una certa quantità) che renda probiotico il prodotto nel suo insieme; esempio banale, se un cane ha bisogno di una quantità di un grammo al giorno di un certo prodotto probiotico, non otterrà lo stesso effetto con un milligrammo; per essere probiotico, un prodotto va fornito nella quantità corretta.
  • La definizione ufficiale riguarda solamente l’utilizzo nell’uomo, non quello negli animali. Allo stato attuale delle cose, infatti, i probiotici non sono definiti in mangimistica, cioè per i prodotti destinati agli animali, ma solamente per l’uomo.

In mangimistica, infatti (la cui normativa che comprende anche gli integratori per cani e gatti) i ceppi ad attività probiotica vengono infatti definiti come “additivi nutrizionali” per mangimi, e i prodotti che li contengono vengono definiti “mangimi”, esattamente come altri prodotti alimentari (croccantini, cibo umido). Generalmente si trovano sotto forma di alimenti complementari, ma rispondono alla stessa normativa di additivi diversi come i coloranti o i conservanti.

La lista europea degli additivi attualmente in vigore autorizza per l’utilizzo specifico negli animali solamente tre ceppi, che sono Enterococcus faecium, Lactobacillus acidophylus e Bacillus subtilis, come si può vedere nel documento ufficiale dell’Unione Europea (pag. 209 e seguenti).

Da notare che storicamente, tuttavia, l’unico ad esser sempre stato autorizzato in mangimistica è Enterococcus faecium. Gli altri due sono di recente autorizzazione, e questo al momento in cui scrivo (Gennaio 2022) ha portato ad una situazione paradossale: la quasi totalità dei prodotti probiotici per animali (cane e gatto) contengono sempre uno e un solo ceppo, Enterococcus faecium. Questo ha un risvolto pratico molto importante: spesso, quando un probiotico per animali non fornisce l’effetto sperato, viene cambiato, passando ad un altro prodotto che però contiene lo stesso ceppo. 

Praticamente cambia il nome del prodotto, ma non la sostanza: questo vuol dire che il probiotico, che già prima non funzionava, continuerà a non funzionare. Un piccolo cavillo normativo che può avere importanti conseguenze sulla salute del cane e del gatto, e che deve essere conosciuta.

Enterococcus faecium è il principale ceppo probiotico attualmente autorizzato nel cane e nel gatto. Ne sono autorizzate, attualmente (2022) solamente altre due specie.

A causa di questa limitazione normativa, e del fatto che in letteratura esistono lavori sui benefici legati a ceppi prebiotici che però non sono autorizzati nei prodotti per cani e gatti, spesso vengono utilizzati prodotti probiotici destinati all’uomo anche nel cane e nel gatto, ma attenzione: spesso nei prodotti umani sono compresi più ceppi probiotici, caratterizzati da un differente metabolismo tra loro. E proprio per il diverso effetto diversi microrganismi, la somministrazione di un prodotto per l’uomo a cani e gatti non deve essere fatta alla leggera, e deve essere costantemente seguita dal medico veterinario che sia a conoscenza della letteratura scientifica che mostra l’effettiva funzionalità di quel ceppo, o di quei ceppi, nella specifica situazione patologica del vostro animale.

Un esempio di studio scientifico che mostra la mancanza di funzionalità di un ceppo probiotico in una patologia del cane, la Giardiasi…

… e uno studio che mostra come tre ceppi ad azione probiotica, tutti Lactobacilli, funzionano nel trattamento di un’altra patologia (diarrea acuta o intermittente) del cane. Da notare che questi ceppi nel cane funzionano, ma nessuno è legalmente autorizzato nei prodotti per i cani!

Al momento si considerano probiotici per il cane e per il gatto solamente prodotti la cui dose giornaliera va da 10^8 a 10^11 UFC (Unità Formanti Colonia) al giorno (Fonte: Hand M. et al., Small Animal Clinical Nutrition, 5th ed., Mark Morris Institute, 2010, pag. 78). Inoltre, questi probiotici devono essere in grado di arrivare vivi all’interno dell’intestino, e di crescere all’interno colonizzando la mucosa intestinale.

I prodotti probiotici, in generale, possono quindi migliorare la salute del cane e del gatto , ma per farlo sono necessarie alcune accortezze:

  • Il prodotto deve essere un probiotico, non un generico “fermento lattico”; inoltre dobbiamo ricordare che esistono prodotti simili ai probiotici, che tuttavia contengono microrganismi a cui è stato applicato un trattamento termico (tindalizzati); questi ceppi non sono vivi ma morti, pertanto non hanno l’effetto atteso dai probiotici vivi sulla salute del cane e del gatto;
  • Si deve conoscere il ceppo, o i ceppi, che ci interessano e soprattutto quel ceppo deve essere utile per quella specifica patologia, nel cane e nel gatto (altrimenti fornirli potrebbe essere inutile);
  • Si deve considerare la presenza di alcuni eccipienti, cioè di ingredienti che vengono inseriti insieme al probiotico perché non si attivi; alcuni di questi potrebbero essere pericolosi per gli animali (ad esempio, in un cane o gatto allergico).

In questo articolo non entriamo nel merito del meccanismo d’azione dei diversi ceppi e dei metaboliti da loro prodotti.

I prebiotici

Visto che nella terminologia i prEbiotici differiscono dai prObiotici per una sola lettera, spesso si pensa che questi due prodotti abbiano caratteristiche simili; in realtà, a scapito della lingua, sono due prodotti di natura completamente diversa, ed è pertanto importante conoscerne la differenza.

I prEbiotici, infatti, a differenza dei fermenti lattici e dei microrganismi ad azione prObiotica non sono degli organismi vivi, ma ne costituiscono solamente il nutrimento.

La differenza schematica tra probiotici e prebiotici: il primo è il microrganismo, il secondo il suo nutrimento.

Il prebiotico viene definito come “Un costituente degli alimenti non vitale che conferisce un beneficio alla salute mediante una modulazione del microbiota”. Il probiotico non deve essere digerito e assorbito dall’animale per avere questo effetto, perché deve essere utilizzato dai microrganismi. Dal punto di vista strettamente mangimistico fanno parte della fibra alimentare, delle cui caratteristiche ho già parlato nella prima parte dell’articolo.

Le sostanze prebiotiche, anche per l’alta capacità di digestione degli alimenti di origine animale nel cane e nel gatto, sono di origine vegetale. Sono rappresentate da strutture di tipo diverso, e la maggior parte di essi sono oligosaccaridi, cioè composti organici che, dal punto di vista chimico, sono zuccheri e che si compongono da poche unità che si ripetono di monosaccaridi.

L’inulina è una catena composta da unità base di fruttosio, che si ripetono. Il legame β-1,2-glicosidico non può essere spezzato dagli enzimi del cane e del gatto, ma possono farlo gli enzimi di alcuni microrganismi intestinali.

Non tutti i microrganismi che vivono nell’intestino sono in grado di spezzare i legami di queste sostanze, ed è per questo che possono essere utilizzati selettivamente per favorire la crescita di alcune popolazioni già presenti all’interno dell’intestino, che possono così prendere il sopravvento su altre popolazioni indesiderate (che non li possono utilizzare).

Da notare che se diverse sostanze contengono prebiotici, il loro effetto è tanto più forte quanto più alta è la loro concentrazione nell’alimento. Trattandosi di sostanze e non di organismi vivi si trovano nella frutta, nella verdura, ma anche negli alimenti umidi e nei croccantini, in quanto per lo più non risentono del trattamento termico.

Dal punto di vista alimentare, si trovano esclusivamente negli alimenti di origine vegetale, che costituiscono sia sotto forma di alimento che sotto forma di integrazione una componente da non sottovalutare nella dieta del cane e del gatto. Un errore molto comune nelle diete casalinghe è, ad esempio, quella di considerare la verdura tutta uguale e sostituibile. Questo è sbagliato da vari punti di vista, tra cui anche per l’attività prebiotica: a seconda della tipologia di fibra, infatti, verdure e frutti diversi permettono di ottenere effetti probiotici diversi. Il tipo di verdura fornita può fare la differenza, specialmente quando ci sono patologie, per quanto l’alimento “principe” negli animali carnivori rimanga comunque la carne.

Anche per le sostanze prebiotiche, inoltre, è importante conoscere le popolazioni che quei prebiotici sono in grado di stimolare con la loro attività, per evitare di far assumere al cane e al gatto prodotti che, alla fine, non hanno un effetto utile.

Da notare infine la differenza tra una sostanza prebiotica e un prodotto prebiotico: un croccantino può contenere sostanze prebiotiche, ma non per questo essere un prebiotico. Per esserlo, un prodotto deve, secondo il ministero della salute, avere una quantità di sostanze prebiotiche plausibili per svolgere il loro effetto secondo le evidenze scientifiche disponibili. Inutile sottolineare che, pertanto, la letteratura scientifica deve essere conosciuta.

I simbiotici

Infine, esiste un’ultima categoria di prodotto meno diffusa ma a cui a volte si fa riferimento: sono i simbiotici, nome che può sembrare strano ma in realtà si tratta semplicemente di un prodotto di insieme tra le due categorie precedentemente trattate. I simboitici infatti sono, molto semplicemente un “un insieme di prebiotici e probiotici che influenzano positivamente l’ospite migliorando la sopravvivenza e la colonizzazione da parte dei microrganismi vivi nel tratto gastrointestinale” (Fonte: Hand M. et al., Small Animal Clinical Nutrition, 5th ed., Mark Morris Institute, 2010, pag. 78).

Il principio del loro funzionamento è quello di fornire sia i probiotici, quindi gli organismi vivi (che devono rispettare le caratteristiche dei prodotti probiotici), sia i prebiotici (quindi rispettare anche le altre caratteristiche). Lo scopo è quello di ottenere un effetto sinergico, farli lavorare insieme, e rendere così più veloce la risoluzione della patologia in atto; infatti i prEbiotici sono scelti per essere quelli più adatti ad essere consumati dai prObiotici presenti nello stesso prodotto. Si fornisce sia i batteri, sia il cibo adatto a loro.

Gli studi sui simbiotici per il momento, nell’alimentazione del cane e del gatto, non sono molti, ma considerando che possiamo prendere come base gli studi sui singoli prodotti che li contengono (prEbiotici e prObiotici) si può risalire alla letteratura di riferimento; i prodotti simbiotici devono però rispettare sia le garanzie dei prebiotici che quelle dei probiotici. E devono rispettarne anche la normativa, per cui i prodotti simbiotici per cani e gatti sono comunque limitati nella tipologia di ceppi prebiotici che possono contenere, come abbiamo visto precedentemente.

Qual è il prodotto più adatto al mio cane o al mio gatto?

Le informazioni fornite sono sufficienti per capire quali sono le distinzioni tra le diverse tipologie di prodotto, e quali sono le caratteristiche di ognuno.

Chiaramente, mi rendo conto, quanto riportato non è esaustivo per poter valutare il prodotto in base alla patologia del cane o del gatto, anche perché ciò è possibile unicamente dopo una valutazione da parte del medico-veterinario: le patologie sono sempre diverse, e con esse anche la terapia più adatta, anche quando questa sia legata alla somministrazione di probiotici, prebiotici e simbiotici.

Spero tuttavia che le informazioni siano sufficienti per capire i principali errori che si possono fare nell’acquisto della somministrazione così che, in caso notaste qualche incongruenza o qualcosa che non vi è chiaro, possiate chiedere spiegazioni al collega veterinario che vi segue.