Sapete quante informazioni si possono scoprire sulla qualità di un alimento per cani e gatti semplicemente leggendo la tabella nutrizionale, riportata obbligatoriamente su tutte le etichette dei prodotti alimentari per animali?

In questa pagina un articolo, quanto più possibile completo, impareremo come interpretarla per capire se un alimento è valido, o meno valido, per il vostro cane e il vostro gatto.

La tabella nutrizionale è una delle informazioni obbligatorie che i produttori devono inserire su tutti gli alimenti per animali: secchi, umidi e congelati riportano sempre questa informazione che è uguale per tutte le marche e per tutti i prodotti: la rende obbligatoria il regolamento CE 767/2009, ed è valida per tutti i paesi dell’Unione Europea.

La tabella nutrizionale la possiamo trovare sotto forma di tabella vera e propria oppure sotto forma di elenco, e anche se può essere un po’ nascosta siamo sicuri di trovarla sempre, e sempre in Italiano; è obbligatorio indicarla anche negli alimenti che si acquistano su internet, nella scheda dell’alimento, e sugli integratori per animali, che sono considerati in ambito veterinario alimenti per animali a tutti gli effetti.

La tabella da sola non fornisce tutte le indicazioni per capire la qualità dell’alimento (è fondamentale leggerla insieme alla lista degli ingredienti), ma ci illumina già abbastanza da sola: possiamo trovare al suo interno le informazioni su quattro elementi nutritivi che sono la proteina, i grassi, la fibra e i sali minerali. Poi ce ne sono altri due, l’acqua e i carboidrati, che però sono nascosti: in questo articolo scopriremo come si calcolano, per avere tutte le informazioni a disposizione.

Di seguito, una descrizione delle più importanti informazioni che possiamo ricavare dalla lettura della tabella nutrizionale. Da notare che parleremo solo di croccantini, e non degli altri alimenti per cani e gatti (escluderemo quindi anche gli alimenti umidi).

1. Proteine grezze

Le proteine sono l’elemento più importante nella nutrizione del cane e del gatto: sono i “mattoni” che costituiscono l’organismo e in particolare la massa muscolare, per cui bisogna fare attenzione che non siano troppo poche nell’alimento.

I fabbisogni in proteine cambiano in base all’animale e in base alla sua età: i cuccioli, ad esempio, hanno bisogno di più proteine rispetto agli adulti, mentre i gatti hanno un fabbisogno superiore rispetto ai cani.

Scegliere un alimento che abbia poche proteine fa sì che l’animale non ne abbia abbastanza da garantire il ricambio necessario per l’attività quotidiana, tanto più se è un animale molto attivo, o che fa sport, oppure se si tratta di una femmina in gravidanza o lattazione, il cui fabbisogno minimo aumenta.

Per questo è importante che l’alimento secco per cani adulti abbia almeno il 22%-24% di proteine, che diventano 27-30% nel cucciolo. I limiti legali indicano valori più bassi (rispettivamente 18% e 25%), ma considerata la scarsa digeribilità è consigliabile scegliere sempre prodotti che ne contengano un quantitativo maggiore. Nel gatto invece dobbiamo cercare alimenti che contengano almeno il 27%-30% di proteine per l’adulto, il 33%-35% nel gattino (in questo caso, i limiti minimi legali sono rispettivamente del 25% e 30% di proteine negli alimenti).

L’eccesso di proteine, secondo gli studi attuali, non è invece un problema, perché le proteine di troppo semplicemente non vengono utilizzate dagli animali. Bisogna fare attenzione solo negli animali con patologie renali o epatiche, in cui l’eccesso proteico potrebbe aumentare il quantitativo di metaboliti di scarto che derivano dalle proteine, tra cui l’urea, ma bisogna fare attenzione solo se l’animale ha già problemi ai reni o al fegato, e comunque valutare con il proprio veterinario quale sia la restrizione alimentare opportuna da mettere in atto a seconda della specifica situazione, anche in base alle analisi del sangue.

In generale, quindi, l’eccesso di proteine non rappresenta un problema negli alimenti per cani e gatti.

Bisogna anche dire però che non tutte le proteine sono uguali: alcune sono più facili da digerire e quindi da assorbire, come quelle dell’uovo o della carne, mentre altre sono meno digeribili, come quelle vegetali; valutando le proteine, è importante controllare sempre anche la lista degli ingredienti per capire da dove provengono: il nome “proteine grezze” sta infatti ad indicare che la tabella nutrizionale non ci indica la digeribilità, ma solo la quantità delle proteine. Un alimento potrebbe essere composto solo da… peli o da piume, che sono strutture proteiche, quindi potrebbe avere tantissime proteine che sono però completamente indigeribili.

2. I grassi grezzi

I grassi sono una delle fonti energetiche più importanti per l’alimentazione del cane e del gatto. Negli alimenti secchi il loro valore va dal 10% al 20%, anche in base alla quantità dei carboidrati, che vedremo dopo. I limiti legali minimi di grassi che devono essere inseriti nell’alimento secco completo sono del 5,5% nel cane, del 9% nel gatto.

Il grasso serve a fornire energia all’animale, per cui se le proteine erano la “carrozzeria” dell’organismo, il grasso è la benzina, che gli permette di svolgere le normali attività quotidiane.

Troppo poco grasso significa poca energia, e l’animale tenderà a dimagrire perché userà tutte le sue riserve; tuttavia anche dare troppo grasso non è ottimale, perché quello in eccesso viene accumulato, e questo predispone all’obesità dell’animale, che ha conseguenze piuttosto gravi con l’andare avanti della vita.

Il grasso si valuta sempre anche in base ai carboidrati, sempre presenti negli alimenti secchi per ragioni tecnologiche, ma anche in base all’attività dell’animale: un cane o un gatto pigri hanno bisogno di meno energia rispetto agli animali che fanno molto movimento, come i cani sportivi; questo significa che non c’è un “valore ideale” di grassi cambia da animale ad animale, e deve essere valutato singolarmente.

Da notare che i grassi non sono tutti uguali, proprio come le proteine. Tra i grassi più importanti troviamo gli acidi grassi polinsaturi o PUFA, Omega 3 ed omega 6, che spesso sono carenti nei croccantini a causa del processo di irrancidimento; può quindi essere utile, in particolare in caso di patologie, integrare (con altri alimenti o con integratori specifici) questi grassi per garantire il benessere del cane e del gatto.

3. La fibra grezza

Di tutti gli elementi presenti nelle crocchette e nel cibo umido, la fibra è l’unico che i cani e i gatti non possono digerire. Non hanno a disposizione gli enzimi, né le strutture adatte, a digerire i nutrienti che vengono classificati come “fibra”, che arriva quasi inalterata all’interno dell’intestino dell’animale. Qui può avere due destini: viene semplicemente espulsa con le feci oppure viene utilizzata da altri organismi che sono in grado di utilizzarla, i batteri intestinali che costituiscono il microbiota, che tra le sue numerose funzioni ha anche quella di mantenere ottimale l’attività dell’apparato digerente.

Nell’alimento secco non troviamo molta fibra, dal 2,5% al 5%, ma la sua funzione è importante: la fibra serve per prima cosa a regolare il movimento intestinale, e quando ce n’è poca gli alimenti non riescono a scorrere nell’intestino, e l’animale rischia la costipazione intestinale. Quando è troppa, invece, il rischio è il movimento troppo veloce, quindi la diarrea, e comunque un assorbimento minore degli altri nutrienti (perché questi scorrono più velocemente all’interno dell’apparato digerente.

Il contenuto ideale di fibra varia, come per i grassi, da animale ad animale (tanto che non esiste un limite legale minimo, negli alimenti secchi, per la fibra), ma non dobbiamo preoccuparci eccessivamente se non notiamo problemi intestinali: se hanno la possibilità di girare su un giardino o su un balcone, e di trovare dell’erba, infatti, prenderanno da soli la fibra vegetale che eventualmente manca nella loro alimentazione.

Nei croccantini la fibra si trova indicata tutta come “Fibra Grezza”, senza tener conto delle differenze tra le diverse tipologie che possono essere determinanti nel miglioramento o peggioramento di specifiche patologie. Perché la fibra non è tutta uguale.

4. Le ceneri grezze

Le ceneri sono le sostanze che, nelle etichette umane, sono indicate come sali minerali. Si chiamano così perché, quando si analizza l’alimento per scoprirne i componenti, questo viene messo in una stufa che raggiunge temperature molto alte che, durante le analisi, bruciano tutto il resto: proteine, grassi, carboidrati, e fanno anche evaporare l’acqua, ma non i sali minerali. Vedendo ciò che rimane da questo processo abbiamo, a tutti gli effetti, della cenere.

Non esiste un quantitativo minimo legale di “ceneri” negli alimenti, ma esistono dei quantitativi minimi dei singoli minerali che le compongono. Si, perché le ceneri non si possono valutare nel loro insieme (non c’è un quantitativo troppo elevato o troppo basso di ceneri negli alimenti). In passato si diceva che troppe ceneri indicano un alimento di qualità scadente, ma oggi non è più così, perché alimenti molto proteici hanno anche valori di ceneri molto alti. Il trucco che consigliamo di usare per valutare, in linea di massima, le ceneri, è dividere il valore delle proteine per quello di ceneri: più alto sarà il risultato (4, 5), maggiore sarà la qualità dell’alimento; più basso sarà (3, 2) più l’alimento indicativamente sarà di scarsa qualità.

Di tutti i minerali presenti in un alimento i produttori devono specificare, per legge, la presenza solo di due di essi: il calcio e il fosforo. Questi due valori, per legge devono essere sempre superiori ai minimi legali per i croccantini (rispettivamente i limiti sono lo 0,6% e 0,5% nel cane, 0,8% e 0,7% nel gatto); solitamente però i valori sono molto più alti, ma ricordiamo che (salvo il caso di patologie specifiche) se questi minerali sono in eccesso non vengono assorbiti ma finiscono, semplicemente, nelle feci, quindi non serve preoccuparsi per valori che potrebbero sembrare troppo alti.

5. L’umidità

L’umidità è semplicemente l’acqua contenuta all’interno dell’alimento. L’acqua non è una sostanza nutritiva, ma cambia lo stato del prodotto: un alimento con poca acqua sarà secco, mentre un alimento con molta acqua sarà umido.

Negli alimenti secchi ci può essere un massimo del 14% di acqua, una quantità davvero bassa se consideriamo che non possiamo togliere tutta l’acqua da un alimento, dal punto di vista chimico; solitamente il valore è ancora più basso, all’incirca dell’8-10%, che serve a rendere più conservabili possibile i croccantini. Se un alimento è secco, il produttore però non deve indicare il valore di acqua contenuto al suo interno, e chi acquista l’alimento deve conoscere questo valore, che si stima con una media del 9% per i croccantini.

Il quantitativo di acqua, naturalmente, non soddisfa le esigenze né del cane, né del gatto, per cui se un animale si nutre esclusivamente di croccantini è indispensabile lasciare sempre a disposizione dell’acqua.

6. I carboidrati

L’ultimo elemento nutritivo che possiamo trovare nell’etichettatura nutrizionale sono i carboidrati. O, meglio, non lo troviamo, perché la legge non obbliga i produttori a riportarlo: se lo vogliamo sapere, lo dobbiamo calcolare.

Per sapere quanti carboidrati ci sono in un alimento secco, bisogna fare una differenza, basandoci su questa formula:

  • Carboidrati = 100-Proteine-Grassi-Fibre-Ceneri-9

Come si può facilmente capire, bisogna sottrarre da 100 (che è il totale dell’alimento) la quantità di proteine, di grassi, di fibre, di ceneri e il numero 9, che rappresenta l’acqua (e che può variare se troviamo valori diversi sulla confezione). Il risultato è ciò che rimane nell’alimento tolte queste sostanze nutritive, ovvero praticamente solo i carboidrati (tecnicamente estrattivi inazotati). Questo è il conteggio semplice, perché ci sono tante altre considerazioni da fare, se vogliamo approfondire l’argomento.

 

I carboidrati, sia semplici (come il normale zucchero) sia complessi, come gli amidi (contenuti in grano, mais, riso, patate e altri alimenti vegetali) hanno, come i grassi, una funzione energetica; nell’immediato forniscono energia al cane o al gatto, ma quando sono troppi si accumulano. Il corpo, per accumularli, li trasforma però in grassi, per cui troppi carboidrati nella dieta del cane e del gatto significano obesità, e l’obesità predispone ad altre malattie, come il diabete.

I carboidrati non sono essenziali nell’alimentazione del cane e del gatto, e infatti non ci sono limiti legali minimi per questo ingrediente. Questo significa che l’alimentazione del cane e del gatto può anche essere completamente priva di carboidrati. Nei croccantini, tuttavia, se ne trova sempre una certa quantità, che va dal 15% al 19% (dipende dalla composizione dell’alimento), per una ragione tecnologica: i croccantini senza carboidrati non stanno insieme, non hanno la forma di “pallina” con cui siamo abituati a vederli. Per cui i carboidrati ci sono sempre, anche nei croccantini Grain-Free: non derivano dai cereali, in questo caso, ma tra gli ingredienti troverete sempre altre fonti di carboidrati come la patata, la tapioca, i piselli, le lenticchie o altri alimenti da cui si possono ricavare dei carboidrati.

Non trattandosi di un nutriente essenziale per gli animali, in generale meno ce n’è e meglio è (anche qui, salvo in caso di specifiche patologie); posto che sotto ai limiti tecnologici non si riesce a scendere, bisogna ricordare che un alimento con tanti carboidrati non è un alimento di qualità per un cane o per un gatto, ma un alimento creato per “ridurre i costi di produzione” e aumentare il ricavo dell’azienda che produce i croccantini.

Questo significa che, pur non essendo indicato il valore dei carboidrati, è sempre utile calcolarlo per rendersi conto della loro presenza, e del loro numero, all’interno dell’alimento che scegliamo per i nostri animali.