E’ meglio l’acqua del rubinetto o l’acqua della bottiglia per i nostri cani e i nostri gatti?

Una domanda diffusissima, a cui in particolare i proprietari di gatti prestano particolarmente attenzione a causa della paura che i troppi minerali presenti nell’acqua possano portare allo sviluppo di calcoli nell’apparato urinario dei propri animali, ma anche legata alla paura dell’ingestione di un eccesso di minerali o, in casi più rari, ad una differenza di sicurezza tra le due tipologie di acque.

In questo articolo ci chiederemo, per prima cosa, se è possibile dare una risposta a questa domanda, ma soprattutto cercheremo di capire quanto l’acqua possa incidere sulla possibilità di sviluppare i calcoli, oppure sulla possibilità di sviluppare malattie infettive: nella quasi totalità dei casi e per la quasi totalità delle acque italiane, infatti, l’impatto su questo aspetto è davvero minimo.

Inoltre, bisogna considerare un altro aspetto: chiedersi se l’acqua del rubinetto sia migliore rispetto a quella della bottiglia significa equiparare tra loro due categorie eterogenee, molto diverse tra loro: c’è un’enorme variabilità in entrambe le categorie, tanto che la domanda risulta simile a: “sono più alti gli uomini o le donne?”; in media, probabilmente, la risposta sarebbe “gli uomini”, ma questo non esclude che prendendo un uomo e una donna a caso nella popolazione troviamo una donna più alta di un uomo. Insomma, non si può fare un confronto in senso universale tra l’acqua in bottiglia e l’acqua di rubinetto.

Comunque sia, si può provare a valutare le caratteristiche dell’acqua in relazione alla componente minerale, per capire qual è l’impatto sulla salute.

Attenzione: nell’articolo prendo in considerazione solamente gli aspetti nutrizionali dell’acqua, non quelli relativi al costo o all’impatto ambientale delle bottiglie che contengono l’acqua, fattori che non analizzeremo in questa pagina.

Ho trattato in passato questo argomento in un video dedicato. Per chi preferisse leggere, è possibile continuare dopo il video.

L’acqua di rubinetto e l’acqua di bottiglia

Legalmente, i due tipi di acqua sono normati da due regolamenti differenti.

  • L’acqua di rubinetto, definita come “acque destinate al consumo umano” e che esclude le acque minerali naturali (art. 3), è regolamentata dal Decreto legislativo 31/2001;
  • L’acqua in bottiglia, definita come “acqua minerale naturale”, raccolta così come estratta dalla sorgente e immediatamente imbottigliata, è definita dal Decreto legislativo 176/2011.

Le differenze tra le due riguardano essenzialmente i trattamenti: mentre l’acqua potabile può essere trattata per poter rispettare i limiti di sicurezza per la popolazione, l’acqua di sorgente generalmente non viene modificata (e i trattamenti che si possono fare sono pochi) e viene quindi subito imbottigliata e successivamente venduta.

Entrambe le acque, con normative diverse, vengono controllate per gli aspetti che potrebbero risultare pericolosi per la salute: tra questi la presenza di contaminanti chimici come l’arsenico, ma anche per la presenza di batteri che possono causare patologie, come E. coli, di cui parleremo più avanti nell’articolo: si parte quindi dal presupposto che, dal punto di vista della sicurezza, entrambe si possano considerare sicure e non dannose né per l’uomo, né per i nostri animali.

 

La qualità dell’acqua

La qualità dell’acqua è definita secondo vari parametri, che comprendono parametri mircobiologici, chimici, fisici ed organolettici, che sono i più semplici e riguardano il sapore e l’odore dell’acqua. Questi parametri sono standard e vengono analizzati costantemente per garantire la qualità dell’acqua che beviamo.

Le analisi dell’acqua sia del rubinetto che della bottiglia sono pubbliche in entrambi i casi; le possiamo trovare indicate:

  • Per l’acqua del rubinetto, grazie alla Delibera AEEGSI (ora ARERA) n. 586 del 28/12/2012, l’indicazione si trova direttamente sulla bolletta dell’acqua o, comunque, sul sito internet dell’ente che gestisce la distribuzione dell’acqua;
  • Per l’acqua di bottiglia, direttamente sull’etichetta (art. 12, D. L.vo 176/2011).

I valori indicati sono generalmente molti, e quelli più importanti per la salute dei nostri animali riguardano, in particolar modo, i minerali più rappresentati nell’acqua, che possono entrare a far parte anche dei cristalli e dei calcoli più comuni: il calcio e il magnesio.

Altre sostanze, seppur presenti, non hanno un effetto diretto sulla salute (è il caso dei bicarbonati che, pur potendo abbassare il pH gastrico, sono in un quantitativo minimo rispetto al molto concentrato acido cloridrico prodotto dalle cellule dello stomaco), oppure sono in quantità così basse da non influenzare la salute dell’animale. Soprattutto perché molti di questi minerali (potassio, zolfo, ferro, manganese) sono presenti in misura molto più abbondante nell’alimento che, ogni giorno, il cane e il gatto mangiano, a qualunque tipologia esso appartenga.

 

Il residuo fisso

Molti proprietari pongono molta attenzione su un parametro, che è quello del residuo fisso a 180°, indicato nelle analisi per entrambe le tipologie di acqua. Si tratta di un parametro eccessivamente generico, che rappresenta la somma di tutte le sostanze che non evaporano a quella temperatura, anche quelle presenti in quantità minime, all’interno dell’acqua. Fanno parte del residuo fisso anche minerali che non fanno parte dell’alimentazione e che, una volta ingeriti, non sono assorbiti ma solo eliminati con le feci.

Considerare quindi il residuo fisso nell’acqua è equivalente a considerare le ceneri come un indicatore della presenza di qualità in un alimento: è un valore eccessivamente generico, che poco ci dice sulla qualità delle acque destinate ai nostri animali.

Comunque sia, il valore di residuo fisso può essere quantomeno indicativo anche degli altri valori, e a tal proposito le acque in bottiglia (non quelle di rubinetto) vengono classificate in:

  • Oligominerali, quando il residuo fisso è inferiore a 500 mg/L;
  • Minimamente minerali, se il valore è inferiore a 50 Mg/L;
  • Ricca di sali minerali, se il valore è superiore a 1500 mg/L.

Questi valori ci danno delle prime indicazioni, almeno generali, sul contenuto di minerali nell’acqua.

Ma, appunto, sono indicazioni generali: molto più importante è, invece, osservare nello specifico i valori dei minerali che sono i componenti principali delle due tipologie più diffuse di calcolo vescicale sia nel cane che nel gatto: il calcio, che compone l’ossalato di calcio e il fosfato di calcio, e il magnesio, che compone la struvite.

 

La durezza

Interessante anche considerare un altro parametro che è la durezza dell’acqua, espressa come durezza totale, che è la somma tra la durezza temporanea e la durezza permanente.

Questo parametro misura, in un’unità che sono i gradi francesi (° f) la presenza di sali all’interno dell’acqua; tra questi il bicarbonato di calcio o di magnesio (Ca(HCO3)e Mg(HCO3)2, rispettivamente), che quando l’acqua viene riscaldata causano una perdita di anidride carbonica che li fa precipitare, e altri sali (solfato di magnesio MgSO4, solfato di calcio CaSO4, cloruro di calcio CaCl2, cloruro di magnesio MgCl2) che non hanno questa caratteristica.

La precipitazione dei bicarbonati è un problema solamente per gli elettrodomestici, perché quando l’anidride carbonica lascia la molecola abbiamo la formazione di un composto insolubile in acqua che causa l’incrostazione della lavastoviglie o della lavatrice.

Tuttavia, queste molecole che in acqua non si scompongono, nello stomaco del cane o del gatto, ambiente acido, si scompongono ulteriormente, potendo essere così assorbiti dal suo organismo, e non creano quindi incrostazioni come nella lavatrice. Basti pensare che il CaCO3, il calcio carbonato, uno dei composti insolubili che incrostano la lavatrice, è la componente principale del guscio d’uovo, che spesso si utilizza come integrazione di calcio nell’alimentazione del cane e del gatto!

Se temete per la salute del vostro cane o gatto a causa di un’acqua troppo dura, pensate che la molecola che la rende dura è la stessa che trovate in un classico alimento fornito nelle diete casalinghe per integrare il calcio!

C’è da dire che la durezza può tuttavia influenzare il sapore dell’acqua, e questo potrebbe renderla sgradevole tanto a noi quanto agli animali (in particolare ai gatti). E poiché l’acqua è importante, è utile evitare che un gatto non beva a causa di un’acqua dal sapore amaro.

Tuttavia, è sbagliato pensare che l’acqua troppo dura sia dannosa per il gatto per motivi di salute, come vedremo tra poco, analizzando i due minerali più importanti nella formazione dei calcoli: il calcio e il magnesio, che ci faranno capire come questo tipo di paura è, a tutti gli effetti, infondato.

 

Il calcio

Iniziamo prendendo in considerazione il calcio che può essere presente all’interno dell’acqua.

Non esiste un limite specifico indicato dalla normativa (né come parametro di potabilità, né come indicatore di qualità), anche se il Ministero della Salute ci fa sapere che, mediamente, il valore di calcio nelle acque italiane si assesta sui 100 mg/L. Nelle acque in bottiglia generalmente si riscontrano valori inferiori.

Ma quanto “pesa” il calcio sulla salute dell’animale, considerando anche il calcio è uno degli elementi più importanti da inserire nella dieta, spesso addirittura carente nelle diete casalinghe?

Proviamo a confrontare il contenuto medio dell’acqua italiana con un’ipotetica acqua di bottiglia che abbia un contenuto in calcio di 30 mg/L, un terzo rispetto a quello dell’acqua del rubinetto, e confrontiamo il quantitativo di calcio ingerito da un cane che mangia esclusivamente i croccantini come alimento.

Ho scelto i croccantini intenzionalmente, per fare questo esempio: trattandosi infatti di alimenti secchi sono quelli che spingono l’animale a bere di più, così che l’acqua abbia un “impatto” più alto sulla sua nutrizione. Gli alimenti umidi, casalinghi cotti e casalinghi crudi contengono già molta acqua, che porta l’animale a bere meno (o anche a non bere affatto!) rendendo così meno pesante l’impatto dell’acqua sull’organismo. Naturalmente, i conteggi che seguono si possono facilmente adattare anche agli alimenti umidi o alle alimentazioni casalinghe.

Il contenuto minimo di calcio indicato dalle linee guida FEDIAF negli alimenti secchi è di per adulti è di 500 mg/100 g. Solitamente ne contengono di più (circa 1000-1500 mg/Kg), ma mi attengo a questo valore, anche qui, perché l’acqua abbia un “impatto” più alto possibile sull’alimentazione.

Con questi valori, un cane che mangia 300 grammi di croccantini al giorno e beve un litro d’acqua al giorno assumerà: 

  • circa 1500 mg di calcio dall’alimento
  • circa 100 mg dall’acqua

Per un totale di 1600 mg (1,6 grammi) di calcio ingerito al giorno.

Si tratta di un valore che verrebbe facilmente superato da un croccantino normalissimo che contiene l’1% di calcio, che farebbe (da solo) mangiare al cane 3000 mg di calcio (che diventano 3100 con un litro d’acqua associato).

Comparandolo con un’acqua in bottiglia che contenga 30 mg/L di calcio, e ripetendo il conteggio, il cane ingerirebbe oltre ai 1500 mg dell’alimento altri 30 mg di calcio dall’acqua, arrivando così a 1530 mg totali: non è un valore così distante da quello raggiunto con l’acqua di rubinetto (che era 1600).

Il calcio presente nell’acqua, da questo punto di vista, è quindi poco determinante nell’alimentazione del cane come del gatto (che in proporzione mangia meno e beve meno), per cui si tratta di un valore che, a parte un controllo di massima sull’acqua che beviamo (che sarebbe opportuno fare anche per noi) può essere trascurato nella maggior parte dei casi.

Unica eccezione, le situazioni patologiche (come la tendenza alla formazione di ossalati) in cui è richiesta una restrizione di calcio nella dieta, in cui un’acqua eccessivamente ricca di questo minerale potrebbe vanificare la restrizione di calcio messa in atto con la dieta. Sono tuttavia situazioni particolari da valutare attentamente con il proprio medico veterinario.

 

Il magnesio

Situazione simile per quanto riguarda il magnesio, che sulla base dello stesso documento del ministero della salute ha un valore medio nel nostro paese di 50 mg/L.

Il magnesio, secondo le linee guida FEDIAF, deve essere almeno 80 mg/Kg all’interno di un alimento secco per cani, 50 mg/Kg per i gatti.

Prendendo nuovamente l’esempio precedente, il nostro cane (che, ricordiamo, mangia 300 grammi di croccantini e beve 1 litro d’acqua) assumerà: 

  • 240 mg di magnesio dall’alimento,
  • 50 mg dall’acqua,

Per un totale di 290 mg di magnesio al giorno.

A differenza del calcio, possiamo vedere che trovandosi questo minerale in misura molto minore nell’alimento rispetto al calcio, l’acqua ha un effetto più importante rispetto a quanto abbiamo visto prima.

Ripetendo lo stesso esempio con un gatto, ipotizzando un consumo di 60 grammi di croccantini (con un contenuto di 50 mg/Kg) e di 100 ml d’acqua, assumerà:

  • 30 mg di magnesio dall’alimento
  • 5 mg di magnesio dall’acqua

Per un totale di 35 mg giornalieri di magnesio.

In questo caso, notiamo che l’acqua ha un effetto più forte, anche se i croccantini contenessero il doppio del magnesio, la quantità più frequente nei croccantini che ne hanno poco, gli Urinary (6 mg, a cui se ne aggiungono 5 dell’acqua che contribuisce quindi per circa la metà al contenuto giornaliero di magnesio), per cui si tratta di un valore che merita di essere preso in considerazione quando si fornisce l’acqua a un gatto che segue una dieta a basso contenuto di magnesio.

In questo caso, infatti, un’acqua che contiene 20 mg/Kg di magnesio ridurrebbe di circa 3 mg, il contenuto totale di magnesio nell’alimentazione: un valore che, comunque, non è eccessivo.

Per questo motivo, niente allarmismi: ricordiamo sempre che i croccantini hanno generalmente valori di magnesio superiori a questi, e che 100 grammi di petto di pollo, che possiamo trovare in una dieta casalinga a cotto o a crudo, contengono 23 mg/Kg di magnesio, un valore già superiore (e 100 grammi di petto di pollo al giorno per questo gatto sono pochi!) a quello raggiunto con il conteggio precedente, di 11 mg/Kg.

Esistono infatti delle diete a ridotto contenuto di magnesio, ma non dobbiamo mai dimenticare che la presenza del minerale è solo uno dei fattori che influenza la formazione dei cristalli di struvite: in generale, infatti, l’aumento di acqua porta sì più magnesio, ma porta anche più acqua che, in vescica, tende ad impedire l’aggregazione dei cristalli stessi, con un’azione di dispersione del magnesio (e degli altri componenti del cristallo) che si trova nell’alimento.

Insomma, in linea generale, meglio bere di più, fornire più acqua o più alimenti ricchi di acqua, con un po’ più di magnesio, rispetto al bere meno ma con poco magnesio: se è poco in poca acqua in vescica, non si impedisce comunque l’aggregazione dei cristalli!

 

E, allora, c’è differenza tra l’acqua di bottiglia o quella del rubinetto per lo sviluppo dei calcoli?

Alla luce di quanto abbiamo visto, con il valore più importante da considerare che è il magnesio nelle acque, in particolare degli animali soggetti ai calcoli di struvite, possiamo concludere che vista la grande variabilità delle acque questa risposta potete darla solamente voi, in particolare valutando la presenza del magnesio nell’acqua del rubinetto di casa e nell’acqua che acquistate.

Io ho provato, controllando le analisi dell’ l’acqua di casa, reperite sul sito dell’ente che invia gestisce il sistema idrico nella mia zona, e con quella della bottiglia che ho qui vicino in questo momento: il risultato è…

…praticamente uguali!

Provate anche voi a fare il confronto,e fatemi sapere il risultato nei commenti!

 

E riguardo alla sicurezza microbiologica? Ci sono differenze di rischio tra l’acqua di rubinetto e l’acqua della bottiglia?

Dal punto di vista della sicurezza microbiologica, per i parametri di contaminazione delle acque che vengono controllati è attiva la tolleranza zero. Nel momento in cui, alle analisi, vengono ricercati i batteri che più frequentemente contaminano l’acqua (E. coli, Enterococchi), il risultato deve essere zero per poter considerare quell’acqua potabile, come definito dal Decreto legislativo 31/2001, ; se i valori superano, anche di poco, lo zero, l’acqua viene considerata non potabile e si procede con la disinfezione delle acque bianche dirette agli edifici.

Per le acque non correnti, invece, ci sono dei criteri di sicurezza in più: infatti, le acque in bottiglia oppure le acque che stazionano in cassoni o cisterne (certi edifici hanno delle cisterne sempre piene per avere acqua a disposizione anche quando dovesse verificarsi un’interruzione del servizio idrico) hanno parametri aggiuntivi che devono essere considerati. I parametri sono oltre ai già citati Escherichia Coli e agli Enterococchi, anche lo Pseudomonas, un batterio che sopravvive in acqua e può proliferare in condizioni di conservazione prolungata, e la Carica Batterica Totale: si tratta di un parametro che valuta il numero di batteri, compresi quelli non patogeni, che possono essere presenti nell’acqua.

Il limite legale, per la Carica Batterica Totale varia in base alla temperatura di crescita dei batteri. Questa analisi viene infatti eseguita “coltivando” l’acqua, che contiene i batteri, in una piastra di laboratorio, mantenuta in termostato a due temperature diverse: 22° e 37° C. Il limite legale è di 100 UFC (Unità Formanti Colonia, cioè batteri singoli) per ogni ml d’acqua nella crescita a 22°, che indica l’igiene dell’acqua (serve a capire che ci sono pochi batteri), mentre il limite dei batteri che crescono a 37° è di 20 UFC. Il limite è più basso perché sono proprio i batteri patogeni a crescere a 37°, la temperatura corporea di una persona, di un cane o di un gatto, ed è per questo che devono essere pochi: il basso numero serve ad assicurare che, se tra questi ci fossero batteri patogeni, non sarebbero comunque abbastanza numerosi da poter causare una patologia.

Le analisi vengono effettuate all’erogazione per l’acqua di rubinetto o all’acqua in uscita dalla cisterna, all’imbottigliamento per l’acqua in bottiglia: questo significa che i batteri presenti nella bottiglia potrebbero aumentare successivamente all’imbottigliamento. Questo succede se l’acqua non è conservata in condizioni idonee, ad esempio se la bottiglia rimane molto tempo al sole o comunque esposta ad alte temperature.

Entrambe le tipologie di acqua sono quindi controllate, però per l’acqua in bottiglia è necessaria un’attenzione in più, relativa alla conservazione, che per ovvi motivi non dobbiamo avere per l’acqua in uscita dal rubinetto.

 

E le acque non controllate?

Per quanto riguarda il cane, è sempre importante ricordare che in Italia abbiamo anche delle acque non controllate. Fanno parte di queste tutte le “acque non potabili”, tra cui quelle di fiume, quelle di mare e, forse le più rischiose, le acque di falda, come quelle che si possono trovare nei pozzi artesiani e vengono utilizzate per l’irrigazione dei campi.

Bere queste acque può rappresentare un rischio per gli animali, che potrebbero prendere infezioni batteriche. Nello specifico, in ordine di sicurezza possiamo trovare:

  • Le acque di fiume, che sono generalmente le più pulite, in particolare tanto più ci avviciniamo alla sorgente. Sono acque che scorrono piuttosto velocemente, in cui i batteri non hanno tempo di proliferare. Tanto più ci si avvicina alla foce, tuttavia, quanto più diventano sporche e si caratterizzano con cariche batteriche particolarmente alte (è il caso delle foci dei fiumi, specialmente i più grandi);
  • Le acque di mare, che vengono costantemente monitorate dal servizio sanitario della ASL. Le acque di mare sono classificate, in base al numero di batteri, sia per la pesca dei Molluschi Bivalvi (che filtrano i batteri presenti nell’acqua), sia per la balneazione; nei casi più critici viene emanato un divieto di balneazione o un divieto di pesca, quando le acque sono particolarmente inquinate;
  • Le acque di pozzo artesiano, che prendono l’acqua direttamente dalle falde acquifere sotterranee. Bisogna ricordare che queste acque, oltre a non essere controllate, sono anche particolarmente inquinate, perché in esse arrivano i batteri derivanti, ad esempio, dal letame utilizzato per la concimazione dei campi. Grazie alla pioggia, i batteri presenti nelle feci degli animali finiscono nelle falde, e possono essere trovate in questo tipo di acqua.

Le acque non controllate sono sconsigliate per i cani e per i gatti, e sebbene sia impossibile evitare ad un cane di bere eventualmente acqua non controllata (specialmente quella dei fiumi), è utile evitare di farla bere volontariamente, ad esempio attingendo dai pozzi agricoli nelle campagne. Di seguito un esempio di differenza nella carica batterica di un pozzo artesiano e di un’acqua potabile prelevata dal rubinetto.

La differenza tra un’acqua potabile di rubinetto e un’acqua non potabile di pozzo artesiano. In rosso le differenze dei parametri tra le due acque; è interessante notare, nella seconda analisi, il parametro “Conta delle colonie a 37°, che supera di ben 110 volte il parametro di sicurezza richiesto dalla legge! Importante ricordare che di questa categoria fanno parte i batteri patogeni.

 

Concludendo, c’è una differenza tra l’acqua di rubinetto e quella della bottiglia?

Dal punto di vista della sicurezza delle acque, sia per la componente chimica e quindi la possibilità di sviluppo di patologie (come i calcoli), sia di ingestione di minerali in eccesso, sia per la componente microbiologica, ovvero per la presenza dei batteri, l’acqua del rubinetto e l’acqua della bottiglia si possono considerare pressoché equiparabili, nonostante alcune piccole differenze nei parametri legali per l’acqua del rubinetto e per l’acqua della bottiglia.

La scelta si può basare quindi esclusivamente sulla questione della comodità di fornire una o l’altra al cane o al gatto; c’è poi una questione di sapore (a volte i gatti ne preferiscono una o l’altra, a causa della presenza di sapori per loro poco gradevoli) e, da considerare, una componente economica che rende l’acqua in bottiglia molto più costosa rispetto all’acqua di rubinetto.

Tutti e tre sono però parametri che esulano dalla questione sanitaria o nutrizionale per le quali, come abbiamo visto, non intercorrono particolari differenze, salvo casi molto particolari, tra l’acqua del rubinetto e l’acqua in bottiglia.